Calderoli indagato, diffamazione aggravata da odio razziale

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La Procura di Bergamo ha aperto un'inchiesta sul vicepresidente del Senato dopo un esposto presentato dal Codacons in merito agli insulti rivolti alla Kyenge. Condannata a 13 mesi la leghista che ingiuriò il ministro

Il leghista Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato, è indagato dalla procura di Bergamo per diffamazione aggravata dalla finalità di discriminazione razziale nei confronti del ministro dell'Integrazione Cécile Kyenge dopo un esposto presentato dal Codacons. Lo riferiscono fonti giudiziarie, precisando che i titolari del fascicolo sono i magistrati Maria Cristina Dotto e Gianluigi Dettori. Nello scorso fine settimana, durante un comizio, Calderoli aveva definito il ministro un "orango", sollevando polemiche e indignazione (TUTTI I VIDEO). Il 16 luglio, l'esponente del Carroccio si è scusato pubblicamente con Kyenge e con il Senato, ma ha detto che non si dimetterà dalla sua carica.

Condannata a 13 mesi la leghista che offese il ministro Kyenge
- Intanto, mercoledì 17 luglio è stata condannata per direttissima a 13 mesi la consigliera leghista di Padova Dolores Valandro che indirizzò parole ingiuriose al ministro dell'Integrazione Cecile Kyenge. "Mai nessuno che se la stupri", aveva scritto la Valandro scatenando un diluvio di polemiche. La consigliera era stata espulsa dalla Lega e poi denunciata per istigazione ad atti sessuali compiuti per motivi razziali. Valandro è apparsa in lacrime e pentita davanti al giudice affermando che non era sua intenzione insultare nessuno, né tantomeno la Kyenge. L'ex esponente della Lega è stata condannata anche all'obbligo di risarcimento per 13mila euro.

L'esposto del Codacons - L'inchiesta sul vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, invece, è stata aperta dopo l'esposto presentato lunedì 15 luglio dal Codacons. L'associazione aveva chiesto alla magistratura di Bergamo di verificare la sussistenza di eventuali reati in merito alle  dichiarazioni di Calderoli con particolare riferimento all'aggravante del razzismo.
Nell'esposto il Codacons scriveva: "Le dichiarazioni, e in particolare il contenuto delle stesse, manifestate dal vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, nei confronti del Ministro per la Cooperazione internazionale e l'integrazione, Cécile Kyenge Kashetu,  risulterebbero non solo lesive dell'ordine pubblico e della dignità umana, ma anche chiaramente idonee ad istigare l'odio razziale".
"Ora ci attendiamo un provvedimento dal Collegio dei Questori  del Senato - afferma il Presidente Carlo Rienzi - al quale abbiamo  formalmente chiesto di sospendere Roberto Calderoli dai suoi incarichi istituzionali".

Maroni: io correo? Stupidaggini - E mentre le polemiche politiche, e le richieste di dimissioni di partiti e associazioni, non si placano, prende posizione il leader della Lega Roberto Maroni che ha replicato con un "non diciamo stupidaggini" al presidente del Consiglio, Enrico Letta, che lo aveva definito "correo" con Calderoli per gli insulti al ministro. "Per me la questione è chiusa. Calderoli si è scusato e Letta farebbe meglio a occuparsi di altre cose" come il caso kazako visto che "la questione riguarda il Senato e non il Governo", ha affermato. "Evidentemente Roma è tornata a minacciare il nord: basta che uno si metta a criticare ed esprimere le proprie idee che subito arriva il pugno di ferro di Roma, ma noi non ci facciamo spaventare", ha concluso.
Ma un nuovo caso si è aperto. "Torni nella giungla". Così un consigliere circoscrizionale trentino Paolo Serafini ha messo un post sulla propria pagina Facebook rivolgendosi a Cecile Kyenge. Una frase corredata da una serie di foto di scimmie e da molte altre frasi analoghe. Serafini era entrato nel consiglio circoscrizionale di Trento nelle file della Lega Nord, fa ora parte del gruppo misto, dopo un passaggio, pur senza mai prendere la tessera all'Upt (Unione per il Trentino), poi a Progetto Trentino, un nuovo movimento che però ora lo ha espulso, contestualmente alle sue dimissioni, e si è scusato con il ministro.

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