Tangenti in Nigeria, Saipem condannata

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Il tribunale di Milano ha comminato alla società del gruppo Eni una sanzione da 600mila euro e ha stabilito una confisca da 24,5 milioni. Dopo la notizia il titolo è arrivato a perdere fino al 3%. La società: "Nessun impatto finanziario"

Il tribunale di Milano ha condannato oggi Saipem a una sanzione da 600.000 euro e a una confisca da 24,5 milioni di euro nel processo per presunte tangenti in Nigeria, in cui la società del gruppo Eni era imputata per corruzione internazionale. La somma di 24,5 milioni era già stata messa a disposizione della procura meneghina nel 2011 da Snamprogetti, al centro del processo e incorporata nel 2006 da Saipem.

La procura aveva chiesto una sanzione ad 900.000 euro ma i giudici hanno concesso le attenuati, fissando così l'importo della sanzione a 600.000 euro. Il tribunale ha condannato la società anche al pagamento delle spese processuali.

I legali di Saipem, Angelo Giarda e Massimo Pellicciotta, si sono detti stupiti dopo la lettura della sentenza. "Estrema meraviglia per l'esito totalmente sganciato dalle acquisizioni probatorie ed emerse in sede dibattimentale. Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza per poterle impugnare", hanno detto i legali.

La decisione del Tribunale di Milano, fa sapere la società, "non ha, in ogni caso, alcun impatto finanziario su Saipem" e il gruppo "ricorrerà in appello". I 24,5 milioni, ricorda Saipem, erano già accantonati dalla società e Eni "in occasione della cessione di Snamprogetti si era impegnata a indennizzare Saipem per le perdite a danno di
quest'ultima con riferimento alla vicenda".

Saipem era rimasta l'unica imputata nel processo in base alla legge 231 sulla responsabilità degli enti, dopo che per cinque manager a processo è intervenuta la prescrizione lo scorso anno. Dopo la notizia il titolo, prima in rialzo, è arrivato a perdere fino al 3%. Intorno alle 15,35 il titolo, tornato in positivo, guadagna intorno allo 0,5%.

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