Jolly nero, il gip: i tre indagati sapevano dell’avaria

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Le registrazioni della scatola nera proverebbero gli errori umani commessi nell’incidente al porto di Genova, in cui sono morte nove persone. “Facciamoci il segno della croce” avrebbe detto il comandante . Per il giudice la tragedia poteva essere evitata

"Non parte di nuovo. Ogni volta che si parte da Genova bisogna farsi il segno della croce". Sono le 21,04 del 7 maggio 2013, due ore prima del tragico incidente avvenuto nel porto di Genova costato la vita a nove persone. A pronunciare questa frase è Roberto Paoloni, il comandante della Jolly Nero, la nave che ha urtato con la poppa la torre piloti del porto di Genova, abbattendola. Sette minuti prima la prova di accensione del motore della nave era andato fallito. Poi, rivolgendosi al primo ufficiale Lorenzo Repetto, aggiunge: "C'è da mettersi le mani nei capelli". E alle 23: “Eh niente, buttato giù la torre dei piloti. Saranno tutti morti”.

Tutte le conversazioni di plancia, dalle 20,57 alle 23 passate, dopo il tragico incidente, sono riportate nell'ordinanza interdittiva emessa su richiesta della procura dal gip Ferdinando Baldini a carico del comandante della nave Roberto Paoloni, del primo ufficiale Lorenzo Repetto e del pilota del porto Antonio Anfossi, accusati a vario titolo di omicidio colposo plurimo, distruzione di edificio colposa, falso e altre violazioni del codice della navigazione. Dalle conversazioni, pubblicate sul Secolo XIX, emergerebbero i comportamenti colposi, i presunti errori, le omissioni, leggerezze, menzogne e ritardi che hanno condotto alla distruzione della torre. Emergerebbero soprattutto la conferma della tesi della Procura secondo la quale i tre indagati sarebbero stati consapevoli della avarie della nave. Secondo quanto sostiene il Gip Ferdinando Baldini, per evitare la tragedia sarebbe bastata una manovra diversa che avrebbe comportato una spesa maggiore di 1200 euro e qualche minuto in più. Per il magistrato numerosissimi sono stati gli errori e le omissioni da parte dei tre uomini deputati ad effettuare la manovra di evoluzione della nave. Per questo ha disposto che non lavorino per almeno per due mesi.

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