Legittimo impedimento, respinto il ricorso di Berlusconi

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La Consulta ha deciso sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato nell’ambito del processo Mediaset. Il procedimento potrà proseguire davanti alla Cassazione. I ministri Pdl: "Siamo allibiti". Il Cavaliere: "Confermo sostegno a governo"

La Corte costituzionale ha respinto il conflitto di attribuzione sollevato nell'aprile 2011 dalla presidenza del Consiglio contro il tribunale di Milano. In quell’occasione, il tribunale aveva negato a Silvio Berlusconi, allora premier, il rinvio di un'udienza per legittimo impedimento nel processo di primo grado sui diritti tv Mediaset.
Il procedimento contro Berlusconi potrà quindi proseguire davanti alla Corte di Cassazione, nell'ultimo grado di giudizio atteso tra la fine del 2103 e l'inizio del 2014, prima della prescrizione attesa nella primavera del prossimo anno. 
In appello Berlusconi è stato condannato a quattro anni di reclusione - tre dei quali coperti da indulto - e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, per frode fiscale, sulle presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv e cinematografici da parte di Mediaset.

Berlusconi: “Nessuna influenza sul governo” - Immediata la reazione dell'ex premier. "Dalla discesa in campo ad oggi - afferma Silvio Berlusconi in una nota - la mia preoccupazione preminente è sempre stata ed è il bene del mio Paese. Perciò anche l'odierna decisione della Consulta, che va contro il buon senso e tutta la precedente giurisprudenza della Corte stessa, non avrà alcuna influenza sul mio impegno personale, leale e convinto, a sostegno del governo né su quello del Popolo della Libertà. E ciò nonostante continui un accanimento giudiziario nei miei confronti che non ha eguali nella storia di tutti i Paesi democratici. Questo tentativo di eliminarmi dalla vita politica che dura ormai da vent'anni, e che non è mai riuscito attraverso il sistema democratico perché sono sempre stato legittimato dal voto popolare - conclude - non potrà in nessun modo indebolire o fiaccare il mio impegno politico per un'Italia più giusta e più libera".

L'Anm: "Inaccettabile parlare di sentenza politica" - "Non si può accettare, a prescindere dalla decisione presa, l'attribuzione alla Corte Costituzionale di posizioni o logiche di natura politica", è la replica del presidente dell'associazione nazionale Magistrati, Rodolfo Sabelli, che aggiunge: "La corte è uno dei massimi organi di garanzia della Repubblica e basa le sue decisioni sui principi costituzionali e dell'ordinamento repubblicano è inammissibile che le si attribuiscano logiche di natura politica, lo dico a prescindere dal merito della sentenza, lo avrei detto qualunque fosse stata la decisione della corte".

I ministri Pdl: “Siamo allibiti, andiamo da Berlusconi” - "E' una decisione incredibile. Siamo allibiti, amareggiati e profondamente preoccupati", affermano in una dichiarazione congiunta i ministri Angelino Alfano, Gaetano Quagliariello, Maurizio Lupi, Nunzia De Girolamo e Beatrice Lorenzin, appresa la decisione della Consulta. "Ci rechiamo immediatamente dal presidente Silvio Berlusconi", aggiungono, mentre il capogruppo Pdl alla Camera Brunetta elogia "il senso di responsabilità" dell'ex premier.



Epifani: "Sentenza non avrà effetti su governo" - Di tutt'altro tenore i commenti del centrosinistra, con il segretario democratico Epifani che commenta: "Per quanto riguarda il Pd le sentenze si applicano e si rispettano quindi non ho motivo di ritenere che possa avere effetti su un governo che è di servizio per i cittadini e il Paese in una fase molto drammatica della vita nazionale e dei cittadini".



L’avvocato Coppi: “Precedente pericoloso” - "La ritengo una decisione molto discutibile che crea un precedente pericoloso perché stabilisce che il giudice può decidere quando un Consiglio dei ministri è o meno indifferibile. Le mie idee sul legittimo impedimento non coincidono con quelle della Corte Costituzionale ma, purtroppo, questa decisione la dobbiamo tenere così com’è perché è irrevocabile". Questo il commento del professore Franco Coppi - che difenderà Berlusconi in Cassazione nell'udienza Mediaset.
Secondo gli avvocati Longo e Ghedini "i precedenti della Consulta in tema di legittimo impedimento sono inequivocabili e non avrebbero mai consentito soluzione diversa dall'accoglimento del conflitto proposto dal governo. Evidentemente la decisione assunta si è basata su logiche diverse che non possono che destare grave preoccupazione".

La Consulta: "Scelta spettava all'autorità giudiziaria" - Il ricorso davanti alla Consulta chiedeva l'annullamento dell'ordinanza con la quale il Tribunale di Milano aveva respinto la richiesta della difesa di Berlusconi di rinviare l'udienza del 1 marzo 2010 del processo per un asserito legittimo impedimento dell'allora premier, perché impegnato in una riunione del Consiglio dei ministri che era stata inserita in calendario in modo inconsueto di lunedì.
"La Corte costituzionale ha deciso che spettava all'autorità giudiziaria stabilire che non costituisce impedimento assoluto alla partecipazione all'udienza penale del 1° marzo 2010 l'impegno dell'imputato Presidente del Consiglio dei ministri di presiedere una riunione del Consiglio", si legge in un comunicato della Consulta.
Il ricorso era stato dichiarato ricevibile dalla Corte il 9 novembre del 2011, ma solo oggi, dopo 17 mesi, è arrivata la decisione.

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