Il Csm accusa Messineo su mancata cattura di Messina Denaro

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Aperta la procedura di trasferimento nei confronti del procuratore di Palermo: "Difetto di coordinamento e mancata circolazione di informazioni fecero sfumare l'arresto del boss". E sui rapporti con Ingroia: "Era condizionato da lui"

La prima commissione del Csm ha aperto la procedura di trasferimento del procuratore di Palermo Francesco Messineo per incompatibilità ambientale. La contestazione alla base della procedura di trasferimento d'ufficio si fonda sul fatto che il procuratore avrebbe avuto rapporti privilegiati con Antonio Ingroia che lo avrebbe condizionato nelle sue decisioni. Quest'ultimo, in particolare, avrebbe tenuto nel cassetto per diversi mesi delle intercettazioni che riguardavano lo stesso Messineo.
Tale situazione avrebbe determinato spaccature e incomprensioni nella Procura di Palermo e avrebbe anche determinato la mancata circolazione delle informazioni all'interno dell'ufficio. "Conseguenza di questo difetto di coordinamento - scrive il Csm - la mancata cattura del latitante Matteo Messina Denaro".
Al procuratore viene anche contestato un utilizzo non continuo dello strumento dell'astensione rispetto ad alcune inchieste, come quelle che hanno riguardato il cognato e il fratello dello stesso Messineo.
La Commissione ha formulato le sue accuse dopo che nei mesi scorsi aveva ascoltato numerosi magistrati della Procura. Dalle loro testimonianze sarebbe emerso anche un clima molto pesante all'interno della Procura di Palermo legato all'inchiesta sulla trattativa tra Stato e Mafia.

L'inchiesta - L'inchiesta su Messineo è stata aperta in autunno quando l'allora procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia inviò a Caltanissetta gli atti del fascicolo che riguardava un'indagine del capoluogo siciliano su presunti casi di usura bancaria a carico di alcuni funzionari e dell'ex manager di Banca Nuova Francesco Maiolini. Dall'indagine erano emersi contatti tra Messineo e Maiolini e la comunicazione da parte del procuratore di alcune informazioni relative all' inchiesta in corso. Il legale di Messineo, l'avvocato Francesco Crescimanno, ha sempre sostenuto che Messineo si era limitato a dare all' indagato informazioni già in suo possesso visto che ai funzionari indagati era già stato notificato un avviso di garanzia. Per la vicenda il Csm ha aperto nei confronti del capo dei pm palermitani un procedimento per il trasferimento per incompatibilità ambientale.

Le presunte pressioni su Messineo - Messineo, in particolare, avrebbe invitato il suo sostituto Verzera che indagava per usura bancaria a "soprassedere, in attesa di ulteriori acquisizioni" all'iscrizione nel registro degli indagati di Maiolini, a lui legato da "rapporti di amicizia". Rapporti continuati anche durante l'indagine della procura di Palermo e così consolidati che Messineo in passato avrebbe chiesto e ottenuto da Maiolini "un posto di lavoro per suo figlio".

I rapporti tra Ingroia e Messineo - Le intercettazioni in questione hanno dato luogo all'indagine della procura di Caltanissetta a carico di Messineo per violazione del segreto istruttorio, ora archiviata dal gip.
Risalgono al giugno 2012 e furono "conosciute dal dott. Ingroia presumibilmente sin da allora", nota il Csm; tuttavia la Procura di Caltanissetta venne "informata soltanto nel novembre 2012, ovvero soltanto pochi giorni prima" che Ingroia "lasciasse l'incarico di aggiunto presso la procura di Palermo".
E sui rapporti tra Messineo e Ingroia insiste il Csm. Alla procura di Palermo ci sarebbe il "sospetto" che il capo Francesco Messineo "avesse perso piena indipendenza "nei confronti di Antonio Ingroia o che ci fosse comunque con lui un "rapporto privilegiato" ("peraltro successivamente ammesso" dal diretto interessato) che avrebbe determinato un suo "condizionamento". Il Csm in questo quadro inserisce anche il fatto che Ingroia tenne per 5 mesi le intercettazioni che riguardavano Messineo, prima di trasmetterle a Caltanissetta.

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