Processo Ruby bis, pm: 7 anni per Fede, Mora e Minetti

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Per l'accusa, tutti e tre gli imputati "sapevano che Karima era minorenne". L'ex consigliera "fece sesso a pagamento" e il giornalista e l'agente dei vip "saggiavano la gradevolezza delle ragazze". Berlusconi replica: "Ricostruzione irreale"

Condanna a sette anni di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici e dalle scuole di ogni ordine e grado e una multa di 35 mila euro ciascuno. Queste le richieste avanzate dal procuratore aggiunto Pietro Forno al termine della requisitoria al processo Ruby bis - che vede imputati per favoreggiamento e induzione alla prostituzione anche minorile Emilio Fede, Lele Mora e l'ex consigliera regionale Nicole Minetti. Il procuratore, nel descrivere le feste nella villa ad Arcore di Silvio Berlusconi le ha paragonate a una "orgia bacchica" e ha parlato di "ambiente orgiastico". Forno ha citato anche Veronica Lario, la ex moglie di Silvio Berlusconi, e ha ricordato quando nel 2009, prima di chiedere la separazione dall'ex premier, dichiarò che "per la sua dignità non poteva tollerare un sistema in cui le vergini venivano date in pasto per la loro ambizione e i lori interessi".
Il pm Antonio Sangermano, che ha parlato per primo, ha invece spiegato che pur non essendoci una prova di un presunto pagamento di oltre 4,5 milioni di euro a Ruby, la ragazza "sapeva che aveva fatto qualcosa per cui aspettarsi una ricompensa". Secondo l'accusa, inoltre, Nicole Minetti "fece sesso a pagamento" mentre Fede e Mora erano sodali che "saggiavano la gradevolezza delle ragazze".
Ricostruzioni però respinte dallo stesso Berlusconi che in una nota ha parlato di "argomentazioni lontane dalla realtà" e di una fantasia dei pm che diventa "patologia giuridica".

Lele Mora: "Non sono la persona descritta dai pm" - Anche Lele Mora, unico degli imputati ad essere presente nell'aula del Tribunale di Milano, prende le distante dalle ricostruzioni fatte dai pubblici ministeri. "Non mi riconosco nella persona che è stata descritta dai pm, non sono quella persona e non ho altro da dire" ha dichiarato ai cronisti commentando le richieste di condanna. "Oggi sono venuto per rispetto del Tribunale e della Corte, perché è giusto esserci", ha aggiunto l'ex agente dei vip (VIDEO).


Pm Sangermano: Minetti fece sesso a pagamento - Parlando di come venivano reclutate le ragazze, il pm Sangermano ha invece affermato che Fede e Mora erano "sodali e complici". Fede "aveva apprezzato la beltà di Ruby come un intenditore di vini" e la presentò a Mora che "la teneva in caldo prima di introdurla nel circuito", in un sistema adottato anche con le altre ragazze. Sangermano ha poi ribadito la suddivisione in tre fasi delle serate di Arcore: cena, attività in discoteca e rapporti intimi. E ha parlato di Nicole Minetti come di colei che ai presunti festini nella villa di Silvio Berlusconi ad Arcore, "non svolgeva solamente un'attività di intermediazione", ma "partecipava attivamente alle serate compiendo atti sessuali retribuiti". Minetti, ha aggiunto, avrebbe svolto "un ruolo particolarmente delicato, compiendo ella stessa atti sessuali retribuiti e partecipando alle tre fasi delle cene, svolgendo un fondamentale ruolo nella corresponsione di corrispettivi economici alle partecipanti alle serate". (VIDEO)

"Sistema prostitutivo per il piacere di Berlusconi" - Il pm ha poi voluto precisare che non intende rifare "il processo a Berlusconi (imputato in un procedimento a parte per prostituzione minorile e concussione, ndr)". "Qui Berlusconi è la persona a favore della quale viene apparecchiato un sistema. Le prove dimostrano irrefutabilmente come le cene di Arcore fossero espressione di un sistema prostitutivo organizzato per il soddisfacimento del piacere di una persona, Silvio Berlusconi, e che abbia potuto funzionare grazie alla intermediazione fornita da Fede, Minetti e Mora. Era un sistema, un apparato complesso volto a individuare, reclutare, compattare e remunerare un nucleo di giovani donne dedito al compimento di atti sessuali a pagamento con Berlusconi che elargiva direttamente o tramite Nicole Minetti esborsi in denaro".

"Gli imputati sapevano che Ruby era minorenne" - Riguardo al ruolo degli altri due imputati, Fede e Mora, Sangermano ha spiegato che come "due sodali", "saggiavano la gradevolezza delle ragazze, facevano l'esamino per vedere se avevano anche una capacità socio-relazionale e poi le immettevano nel circuito delle serate ad Arcore, un circuito a cui non è sfuggita nemmeno Ruby" (VIDEO). Ragazza di cui, secondo il pm, gli imputati conoscevano l'età. "Sapevano che era minorenne" dice infatti il pm nel corso della requisitoria (VIDEO)

"Ruby ha paura di dire la verità" - Rispetto alla dichiarazioni discordanti della ragazza, invece, Sangermano spiega che "Ruby ha mescolato verità e menzogna", perché nella ragazza "hanno agito diversi impulsi, tra cui la prospettiva utilitaristica di ritrattare e trarne un vantaggio economico". Il procuratore aggiunto Piero Forno precisa che "Ruby non è una simulatrice, ma una dissimulatrice che ha paura di dire la verità perché è troppo brutta".

Berlusconi: "Patologia giuridica" -  Nella serata del 31 maggio arriva infine il commento di Silvio Berlusconi che, attraverso una nota, dichiara: "Le argomentazioni utilizzate dai pubblici ministeri milanesi nel processo Minetti, Mora, Fede, in relazione a quanto sarebbe accaduto nella mia casa, sono quanto di più lontano dalla realtà sia possibile immaginare". E aggiunge: "La fantasia dell'accusa appare davvero senza confini e si spinge ad una patologia giuridica che non può che destare indignazione e preoccupazione. Sono certo che la forza della verità dimostrerà la totale infondatezza di tali incredibili ed inaccettabili ricostruzioni".

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