Evasione fiscale, arrestato Massimo Ciancimino

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Il figlio dell'ex sindaco di Palermo è accusato anche di associazione a delinquere. Il suo avvocato: "Guarda caso l'arresto viene ordinato all'indomani dell'apertura del processo Stato-mafia". Altre 12 ordinanze di custodia cautelare

All'indomani dell'apertura del processo per la trattativa Stato-mafia, in cui è imputato ma anche testimone chiave, Massimo Ciancimino è stato arrestato su ordine del Gip di Bologna per associazione a delinquere ed evasione fiscale.
All'ex figlio del sindaco mafioso sono stati contestati reati fiscali riferiti al periodo in cui viveva in Emilia Romagna.
La presunta evasione calcolata in circa 30 milioni. Non sarebbe stata invece riconosciuta, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa Ansa, dal gip l'aggravante mafiosa inizialmente contestata dai pm per presunti rapporti con la 'ndrangheta.

13 gli arresti - Nell'operazione Gdf, riguardante una presunta frode fiscale nella commercializzazione di metalli ferrosi, sono state eseguite 9 ordinanze di custodia in carcere e 4 ai domiciliari.
Decine i reati contestati. Tra questi: evasione e frode fiscale, bancarotta fraudolenta, contrabbando, mendacio bancario, sostituzione di persona, falso in scritture private, falso commesso da incaricato di pubblico servizio.

La reazione dell'avvocato - L'inchiesta della Dda di Bologna ha assorbito un procedimento della Procura di Ferrara, relativo a vari episodi di evasione fiscale che sarebbero stati commessi da Massimo Ciancimino nella sua attività di trader di acciai tra il 2007 e il 2009.
Il provvedimento di custodia cautelare in carcere emesso dalla magistratura bolognese è stato eseguito dalla Guardia di finanza. "Guardacaso, a distanza di quattro anni dai fatti, l'arresto viene ordinato all'indomani dell'apertura del processo Stato-mafia", ha commentato l'avvocato Francesca Russo, che assiste Ciancimino.

Ipotesi rapporti con mafia non riconosciuta dal gip - Ciancimino, in particolare, sarebbe stato titolare di fatto di alcune società che avrebbero evaso l'Iva per decine di milioni di euro.
L'aggravante inizialmente contestata dai pm (ma non riconosciuta dal gip) nell'inchiesta sulla maxi-evasione ipotizzava suoi rapporti con la mafia calabrese e in particolare con la cosca Piromalli della Piana di Gioia Tauro.

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