Inchiesta trans, Marrazzo: "Berlusconi mi disse del video"

28 maggio 2013, Piero Marrazzo all'uscita dalla Procura di Roma
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L'ex governatore della regione Lazio è stato sentito come testimone nel processo a 4 carabinieri accusati di aver organizzato un ricatto ai suoi danni: "E' stata colpita la mia famiglia e la mia dignità personale e professionale"

Forte testimonianza quella resa alla procura di Roma da Piero Marrazzo, sentito per la prima volta come testimone nel processo a 4 carabinieri accusati di aver organizzato un ricatto ai suoi danni. L'ex governatore della Regione Lazio ha raccontato come a causa dello scandalo trans siano stati colpiti "la mia famiglia e la mia dignità personale e professionale". Ha poi ammesso di avere avuto "sporadici incontri con transessuali' durante i quali "qualche volta si è consumata della cocaina che non portavo certo io", ma ha sostenuto di non aver "mai usato l'auto di servizio per questo tipo di incontri né mai portato trans negli uffici della Regione". Poi, ha aggiunto: "Berlusconi mi disse del video".

"4 anni difficili, colpita la mia dignità" - Nel corso della deposizione resa davanti al Tribunale di Roma, l'ex governatore ha rievocato i fatti che quattro anni fa lo hanno visto protagonista, in via Gradoli, di un incontro con il trans Natalie. Per questa vicenda Marrazzo, ascoltato come parte civile e testimone, rispondendo alle domande dei pubblici ministeri Rodolfo Sabelli e Edoardo De Santis, ha detto: "Mi sono separato da mia moglie, ho lasciato l'incarico di governatore del  Lazio... era giusto fare così. Ora sono tornato 'a non fare il mio  lavoro' presso la Rai".
Ricordando la vicenda, l'ex governatore ha sottolineato come i successivi quattro anni siano stati per lui molto difficili perché il suo 'errore' ha colpito la famiglia, la sua dignità personale e professionale. Questi fatti, ha ricordato ancora Marrazzo, "mi hanno provocato dolore determinato anche da una campagna mediatica per me aggressiva e diffamatoria. Alla pubblica opinione su di me sono state  fornite notizie non corrispondenti al vero".

Marrazzo: "Berlusconi mi disse del video" - L'ex governatore è così tornato su quel 3 luglio 2009, quando nell'appartamento del trans Natalie in via Gradoli fecero irruzione due carabinieri in borghese: "Non mi accorsi che nella casa di Natalie i carabinieri stessero girando un video. Che esisteva un filmato lo appresi tempo dopo quando mi chiamò l'allora premier Silvio Berlusconi". Qualche giorno dopo, infatti, il Cavaliere lo contattò per avvertirlo che "un direttore del gruppo Mondadori, credo si tratti di Alfonso Signorini, aveva visto un video che mi riguardava e che era inutilizzabile perché non si capiva bene". Berlusconi, ha chiarito l'ex presidente della Regione, "mi disse che ce lo aveva un'agenzia di Milano e mi diede un numero al quale telefonai successivamente. Mi rispose una donna, mi confermò di averlo. Le risposi che mi sarei attivato per mandare qualcuno di mia fiducia a vederlo. Poi, dopo forse un giorno, mi richiamò Berlusconi affermando che il video era stato sequestrato dai Ros e che tutto era andato bene. Mi volle tranquillizzare".
Piero Marrazzo ha aggiunto che "quando fui sentito in Procura, ebbi modo di vedere quel video, era girato in modo farraginoso e forse sottoposto a un montaggio. Oggi questa storia mi appare tutta più logica: quei carabinieri mi impedirono di lasciare la casa di Natalie perché stavano girando un video". 

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