Ilva, si dimette il Cda. Lasciano Ferrante, Bondi e De Iure

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Il Cda ha dato mandato ai propri legali di impugnare il provvedimento di sequestro a carico dell'azienda e di Riva Fire Spa emesso dal gip. Secondo fonti del polo siderurgico, "'sono a rischio 24 mila posti di lavoro diretti, 40 mila con l'indotto"

Il Consiglio di amministrazione dell'Ilva si è dimesso. Lo rende noto la stessa azienda sottolineando che le dimissioni avranno effetto dalla data dell'assemblea dei soci, che il Consiglio ha convocato per il prossimo 5 giugno alle 9.
Questa dunque la scelta dei vertici dell’azienda al termine del Consiglio di amministrazione convocato dopo il maxisequestro di oltre 8 miliardi di euro disposto dal gip di Taranto, Patrizia Todisco.

Si dimettono Ferrante, Bondi e De Iure -
A rassegnare le dimissioni non è stato solo il presidente dell'Ilva Spa, Bruno Ferrante, finito nel registro degli indagati per reati ambientali, ma anche l'ad Enrico Bondi e Giuseppe De Iure. "Vista la gravità della situazione – si legge in una nota della società, diffusa al termine della riunione del Cda a Milano - e incidendo il provvedimento di sequestro anche sulla partecipazione di controllo di Ilva detenuta da Riva Fire, i Consiglieri Bruno Ferrante, Enrico Bondi e Giuseppe De Iure hanno presentato le dimissioni dalle rispettive cariche".

"Impugneremo il sequestro" - Il Cda dell’Ilva, si legge ancora nella nota, "ha esaminato oggi il provvedimento del Gip di Taranto del 22 maggio corrente e ha dato mandato ai propri legali di impugnarlo nelle sedi competenti". E ancora: "L'ordinanza dell'Autorità giudiziaria colpisce i beni di pertinenza di Riva Fire e in via residuale gli immobili di Ilva che non siano strettamente indispensabili all'esercizio dell'attività produttiva nello stabilimento di Taranto. Per tali motivi il provvedimento ha effetti oggettivamente negativi per Ilva, i cui beni sono tutti strettamente indispensabili all'attività industriale e per questo tutelati dalla legge n.231 del 2012, dichiarata legittima dalla Corte Costituzionale.

"A rischio 24 mila posti di lavoro diretti, 40 mila con l'indotto" - Con i sequestri disposti dal Gip di Taranto "sono a rischio 24 mila posti di lavoro diretti, 40 mila con l'indotto". Questo quanto sottolineano fonti dell'Ilva dopo l'annuncio delle dimissioni del Cda. "Si sta mettendo in pericolo tutto - proseguono le fonti - c'è il rischio concreto che decine di migliaia di persone restino senza lavoro".

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