Emilia, a un anno dal sisma i numeri della ricostruzione

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A dodici mesi dalla prima scossa una famiglia su tre è rientrata a casa. L’ultimo campo d’emergenza è stato chiuso ad ottobre. Molte imprese sono ripartite. Il governatore Errani: “L’impegno è quello del primo giorno. Ricostruiremo tutto meglio di prima”

Il 20 maggio 2012 alle ore 4.03 la prima scossa. Epicentro Finale Emilia. Poi, nove giorni dopo, un altro sisma con epicentro fra Mirandola, Medolla e San Felice sul Panaro. 28 morti, oltre 300 feriti, circa 45 mila sfollati, 54 comuni colpiti, 15mila famiglie senza case. E un totale di oltre 13,3 miliardi di danni. Oggi, a un anno dal sisma che ha cambiato il volto dell’Emilia, si traccia un bilancio della ricostruzione. Una famiglia su tre è rientrata a casa. Gli altri sono stati sistemati in soluzioni abitative provvisorie o alternative. Solo 68 famiglie, secondo i dati forniti dalla Regione, vivono attualmente in albergo. In Emilia non ci sono new town come a L'Aquila. L’ultimo campo d'emergenza è stato chiuso ad ottobre. Nonostante le 450 scuole lesionate, tutti i 18.000 studenti, qualcuno dopo un inizio d'anno in tenda, in dicembre erano nelle loro scuole, prefabbricate o riparate Delle 22 zone rosse, 16 sono state riaperte. “L’impegno è quello del primo giorno: ricostruiremo tutto meglio di prima. Questo è il nostro obiettivo e su questo non molleremo mai” ha assicurato il presidente della Regione Vasco Errani.



Anche il mondo economico riparte - Si appresta a ripartire anche il mondo economico in un cratere che rappresenta il 2% del Pil nazionale. La seconda scossa, quella del 29 maggio, aveva colpito infatti soprattutto il lavoro in una zona fatta da distretti industriali che esportano quasi in ogni angolo del mondo prodotti d'eccellenza. Erano stati infatti gli operai a pagare il prezzo di sangue più alto: la Bbg di Mirandola, la Meta di San Felice sul Panaro, la Haemotronics di Medolla, sono diventate simboli del dramma emiliano, di quel martedì mattina di quasi estate quando in tanti erano tornati al lavoro, per rimediare ai danni della scossa di nove giorni prima, per ricominciare al più presto la produzione e non arrendersi davanti a un sisma. E che hanno visto i capannoni cader loro addosso

Le richieste di sostegno e i contributi - Ad oggi sono 1.056 le imprese che hanno richiesto contributi (15 milioni di euro) per la delocalizzazione temporanea nelle aree individuate dai Comuni, 386 le domande per il ripristino del potenziale agricolo produttivo (27,5 milioni di euro) e 109 le domande giunte alla piattaforma Sfinge (che consente alle aziende colpite dal sisma di richiedere i fondi per la ricostruzioni).
E se il terremoto ha causato un picco di cassa integrati, che nel novembre 2012 ha toccato il record di oltre 40 mila lavoratori interessati, questi sono scesi a circa 2.700. Grazie alla ricostruzione nel 2012 il numero di addetti nel comparto delle costruzioni ha segnato un incremento di mille unità nel corso dello scorso anno, a fronte di un calo nel resto della regione non toccata dalle scosse. Tuttavia sono 1.100 i posti persi nel commercio e nella ristorazione, per un totale di 4.800 posti di lavoro dipendente che sono scomparsi.

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