Uccise vigile, riconosciute attenuanti. Protesta la Lega

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Depositate le motivazioni della sentenza che ha condannato a 15 anni il rom minorenne che a gennaio 2012 uccise a bordo di un suv rubato l'agente Nicolò Savarino. Sconto di pena per il suo "ambiente familiare". Tosi: "Buonismo imperante sbagliato"

Uno 'sconto' di quattro anni sulla pena, anche perché l'ambiente familiare in cui ha vissuto è "caratterizzato dalla commissione di illeciti" e dalla "sostanziale totale assenza di scolarizzazione". Lo ha ottenuto Remi Nikolic, il giovane rom che a bordo di un suv  il 12 gennaio del 2012 travolse e uccise l'agente di polizia locale Nicolò Savarino, e a cui il Tribunale per i minorenni di Milano, nel condannarlo a 15 anni di reclusione, ha riconosciuto le attenuanti generiche.

Polemiche della Lega - Una decisione che non ha mancato di scatenare le polemiche da parte della Lega Nord, con il segretario regionale Matteo Salvini che su Facebook scrive: "Roba da matti. Non ho parole Questa è giustizia?", mentre l'assessore leghista alla Sicurezza della Provincia di Milano, Stefano Bolognini, secondo cui "sono innumerevoli i casi di persone che crescono in contesti di vita familiare disagiati ma non per questo tutti si sentono liberi di rubare un suv e di andare a investire un uomo". Sulla stessa linea anche il sindaco di Verona Flavio Tosi, secondo cui "il buonismo imperante è un segnale sbagliatissimo, cconcedere delle attenuanti a delinquenti professionisti è, per loro, un incentivo a rifare quello che hanno fatto".

La dinamica dei fatti - L'omicidio di Savarino, avvenuto quasi un anno e mezzo fa, fu un fatto tragico che sconvolse la città, tanto che poi al vigile urbano venne assegnato l'Ambrogino d'Oro alla memoria. Il 12 gennaio 2012, infatti, l'agente di 42 anni, mentre stava effettuando un normale servizio di controllo in un parcheggio in via Varé, in zona Bovisa a Milano, venne travolto dal suv guidato dal nomade e il suo corpo fu trascinato dalla macchina per 200 metri. Soltanto tre giorni dopo, a seguito di indagini serrate, gli investigatori della squadra mobile di Milano, coordinati dal pm Mauro Clerici, riuscirono a fermare in Ungheria il giovane dai molti 'alias' e che sembrava avesse 24 anni. Davanti al Tribunale avrebbe, dunque, rischiato l'ergastolo con l'accusa di omicidio volontario aggravato. Nel frattempo, però, il suo difensore, l'avvocato David Russo, portò avanti una battaglia legale per dimostrare che il giovane era minorenne. Fu poi la stessa Procura di Milano, nell'aprile 2012, a trasmettere gli atti al Tribunale per i minorenni, perché si poneva seriamente il dubbio della minore età. Il ragazzo venne quindi trasferito nel penitenziario minorile 'Beccaria' poi arrivarono gli esiti di una perizia medico-antropologica e, infine, un certificato di nascita: era stato registrato all'anagrafe come Remi Nikolic ed era nato il 15 maggio del '94 in un carcere parigino, dove era detenuta la madre. All'epoca dell'omicidio aveva quindi 17 anni e 8 mesi.

Le motivazioni della sentenza
- Lo scorso 22 marzo, il ragazzo è stato condannato per omicidio volontario a 15 anni, mentre il pm ne aveva chiesti 26 e senza il riconoscimento delle attenuanti. Il collegio del Tribunale per i minorenni (presidente Daniela Guarnieri), nelle motivazioni appena depositate, spiega, invece, di aver riconosciuto al giovane le attenuanti per una serie di fattori: "i precedenti penali non particolarmente rilevanti (un tentato furto in abitazione ed una guida senza patente), il contesto di vita familiare nel quale Nikolic è cresciuto, caratterizzato dalla commissione di illeciti da parte degli adulti di riferimento, sostanziale totale assenza di scolarizzazione, l'intensità e la tipologia del dolo". I giudici, però, chiariscono anche che le attenuanti generiche non possono essere concesse "nella loro massima estensione" a causa della "freddezza mostrata immediatamente dopo aver commesso il reato, la fuga, le reticenze e le mendacità". Così nel calcolare la pena per Nikolic i giudici hanno portato "la pena edittale per l'omicidio ad anni 18" a causa della "minore età" e poi hanno applicato anche una riduzione di 4 anni "per le attenuanti generiche". Quattordici anni, dunque, il totale, a cui va aggiunto un anno per gli altri reati contestati, tra cui la resistenza a pubblico ufficiale. Per scontare la pena il ragazzo, che ora ha 19 anni, rimarrà, come prevede la legge, detenuto nel penitenziario minorile fino al compimento dei 21 anni e poi verrà portato in carcere.

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