Incidente di Genova, folla e dolore alla camera ardente

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Più di duemila persone sono arrivate alla Capitaneria di Porto del capoluogo ligure per omaggiare le otto vittime del crollo della Torre Piloti. Intanto proseguono le ricerche di Gianni Jacoviello, l'ultimo disperso

Sono venuti in più di duemila per un saluto, per un ricordo e per un abbraccio a quei familiari che composti siedono accanto alle bare dei piloti e dei militari della Guardia costiera morti nel crollo della Torre Piloti.

Sono otto, le bare. Una fila che all'improvviso s'interrompe per ospitare uno stallo vuoto. Si attende che ritrovino, sotto le macerie della Torre, anche il corpo di Gianni Jacoviello, l'ultimo disperso. Suo padre e sua madre sono già arrivati alla camera ardente e lo aspettano qui. "Perché in fondo la Capitaneria di porto è sempre stata la loro casa" dice un ufficiale della Guardia costiera.

I fiori e la bandiera italiana fanno da sfondo alla camera ardente allestita all'interno della Capitaneria di porto. La corona del Presidente della Repubblica, con i carabinieri a fianco, quella del premier e quella dei presidenti di Camera e Senato, quella della Regione e della Provincia. I fiori bianchi e rossi del Comune di Genova, il mazzo di rose portato da una signora che l'abbandona lì, dove probabilmente non dovrebbero stare. Il libro aperto per chi vuole lasciare una parola.

Il primo a portare il saluto di una regione intera è il presidente Claudio Burlando. Un passo, una bara, un abbraccio senza parole che si possano udire da lontano. Burlando scuote la testa, non ci sono più parole da dire. Il silenzio viene spezzato dal grido di una nonna che abbraccia la bara fredda del nipote, c'è qualcuno che si sente male, accorrono il 118 e il personale della Guardia costiera. Alla fine saranno quattro le persone che hanno accusato malori.

Con Burlando arriva il prefetto di Genova Giovanni Balsamo poi nel pomeriggio il presidente dell'Autorità portuale Luigi Merlo e il sindaco Marco Doria: "oggi - ha detto il primo cittadino genovese - è il momento del silenzio" e, dopo aver stretto la mano all'ammiraglio Felicio Angrisano, è entrato nella camera ardente.

E intanto anche la città sfila davanti a quel gruppetto di bare: ci sono l'amico di sempre, l'ex militare, il camallo, il pilota del porto. "Nessuno poteva pensare di fare manovra in quel posto" dice un anziano che di navi ne ha 'guidate' piu' d'una. E con lui molti altri: "la Torre stava benissimo lì dov'era - racconta un vecchio camallo con le lacrime agli occhi -. I piloti sanno sempre quello che fanno, il problema non è stato loro ma della nave". Ma non è il momento delle polemiche.

La Capitaneria di porto conferma che per le esequie in forma solenne, che potrebbero anche essere funerali di Stato, si dovrà aspettare che trovino Gianni. "Perché quando se ne andranno per sempre - ha detto un ufficiale della Guardia costiera che conosceva bene quei ragazzi - lo dovranno fare tutti insieme".

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