Italiani di fatto, ma non di diritto. Storie di cittadinanza

Manifestazione a Milano per il diritto alla cittadinanza (foto d'archivio) - Credits Fotogramma
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Medhin è nata a Milano, ma è diventata cittadina italiana solo dopo aver compiuto 18 anni. "Non si tratta solo di un pezzo di carta. E' una questione di appartenenza, di costruzione della propria identità" racconta

di Pamela Foti

"Non si tratta solo di un foglio. E’ una questione di appartenenza, di costruzione della propria identità. Sono nata a Milano, alla clinica Mangiagalli proprio come la maggior parte dei miei coetanei e mi sono sempre sentita italiana. Ma per la società lo sono diventata solo quando ho compiuto 18 anni. 18 anni durante i quali ho vissuto qui, ho frequentato le scuole, mi sono diplomata, e poi iscritta all'Università". Medhin Paolos oggi ha 32 anni. E' una delle referenti di Rete G2, Seconde Generazioni, l'organizzazione fondata da figli di immigrati e rifugiati nati o cresciuti in Italia. Venerdì 3 maggio, insieme ad una delegazione delle 19 associazioni promotrici della campagna "L'Italia sono anch'io" ha incontrato la presidente della Camera Laura Boldrini per parlare del futuro della proposta di legge sulla cittadinanza che non è ancora stata discussa in Parlamento. "E' tempo di pensare a una nuova norma. Bisogna dare un'identità ai tanti figli di stranieri nati qui" ha dichiarato a SkyTG24 Cecile Kyenge, neoministro per l'Integrazione, medico oculista, cittadina italiana di origine congolese.

Secondo uno studio dell'Anci, Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, pubblicato nel 2011 i minori con cittadinanza straniera regolarmente residenti in Italia sono quasi 1 milione. Di questi il 44,2% è nato qui, ma è considerato straniero fino al 18esimo anno d’età. Spesso anche oltre. Nel nostro Paese infatti vige lo Ius Sanguinis: la cittadinanza viene tramandata per sangue e non a seconda del luogo in cui sei nato (Ius Soli). E l’articolo 4 della legge n.91 del 5 febbraio 1992 stabilisce che i giovani nati in Italia da genitori stranieri possono richiedere il titolo di cittadino entro 12 mesi dal compimento della maggiore età e solo dopo aver dimostrato la residenza ininterrotta e certificata nel nostro paese.
"L’accesso alla cittadinanza – spiega Medhin a Sky.it - è l’unica via che consente ai figli di immigrati di essere considerati realmente dei pari, degli eguali, nei diritti e nei doveri, rispetto ai loro coetanei, figli di italiani. Io mi sentivo italiana anche prima del giuramento di fedeltà alla Repubblica italiana, alla Costituzione e alle leggi dello Stato – ripete – Nei fatti, però, dopo che ho ottenuto i documenti la mia vita è cambiata. Grazie al passaporto italiano posso viaggiare senza problemi di visto e ho anche acquisito il diritto di voto. E non perdo un'elezione! - dice sorridendo. Poi fa una pausa – Sa, quando desideri tanto una cosa, e poi la ottieni, te la tieni stretta".
In questi giorni il Comune di Milano sta inviando 666 lettere ad altrettanti ragazzi "stranieri" nati in Italia nel 1995 e registrati all’anagrafe dei residenti del capoluogo lombardo per informarli sulle modalità di acquisizione della cittadinanza al compimento della maggiore età. L'iniziativa si inserisce all'interno della campagna “18 anni... in Comune” lanciata nell'autunno 2011 dall'Anci in collaborazione con Save The Children e Rete G2. Nel 2011, nel solo Comune di Milano sono aumentate del 39,1%  le concessioni di cittadinanza ai ragazzi figli di stranieri nati in Italia.

"Occorre compilare un modulo, certificare di possedere la residenza continuativa da 18 anni e inviare la richiesta al Comune entro 12 mesi. Non tutti sanno che superato il 19esimo anno d'età questa procedura non sarà più sufficiente, ma si dovrà fare domanda alla Prefettura, che richiede altri requisiti e prevede tempi ben più lunghi - spiega Medhin – Anche per questo motivo, quest'anno ha aperto a Milano G Lab, uno sportello per fornire informazioni a tutti i figli di stranieri, italiani di fatto, ma non ancora di diritto. Cerchiamo di rispondere a tutte le loro domande. E spesso ci basta uno sguardo per capirci al volo. Anche noi operatori, che oggi ci troviamo dall'altra parte del tavolo, siamo stati a nostra volta seduti al loro posto – spiega Medhin - I miei genitori sono eritrei, sono arrivati in Italia agli inizi degli Anni ’70. Mio padre con un visto di studio e mia madre per lavoro. Lei ha acquisito subito la residenza e, grazie a questo, 18 anni dopo ho potuto fare le pratiche per diventare cittadina italiana. E lo sono diventata prima di lei. Mi mamma ha ottenuto il passaporto solo qualche mese fa, dopo 40 anni di lavoro in Italia".
La storia di Medhin è comune a quella di tanti altri giovani, come ha spiegato una sua coetanea al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione dell'incontro al Quirinale con Rete G 2 dello scorso 8 marzo. "Intorno ai 20 anni ho cominciato a interrogarmi sul mio essere figlia d’immigrati – ha detto Lucia Ghebreghiorges - In quegli anni pubblicai l’articolo che si chiamava 'Né carne né pesce, probabilmente uovo', nel quale sintetizzavo metaforicamente la condizione di figlia d’immigrati. Ci consideravano né carne né pesce ma, dal mio punto di vista eravamo invece uova: un nuovo inizio".

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