Stato-mafia, distrutte le intercettazioni di Napolitano

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Come disposto dalla Consulta, i nastri con le telefonate tra il Capo dello Stato, rieletto lo scorso 20 aprile, e l’ex ministro dell’Interno Mancino sono stati eliminati. Per la Cassazione così è “stato sanato un vulnus costituzionalmente rilevante”

Sono state distrutte nella giornata di lunedì 22 aprile, nell'aula bunker dell'Ucciardone a Palermo, le intercettazioni delle telefonate tra l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, eseguite dalla Procura di Palermo nell'ambito dell'inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia. Erano presenti il Gip Riccardo Ricciardi, che aveva disposto mesi fa la distruzione a seguito della decisione della Corte costituzionale sul conflitto di attribuzione sollevato dal Quirinale, un cancelliere e il tecnico che ha materialmente cancellato i file audio.

Il giudice ha riascoltato le intercettazioni, per essere certo che fossero quelle da distruggere, e ha quindi personalmente tagliato con delle forbici il CD su cui erano incise. Il tecnico ha invece provveduto alla cancellazione dei file audio dal server della Procura.

La distruzione immediata, senza contraddittorio tra le parti, delle intercettazioni che coinvolgevano indirettamente il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, era necessaria per sanare "un vulnus costituzionalmente rilevante". E' quanto emerge dalla sentenza con cui la sesta sezione penale della Cassazione spiega perché, giovedì scorso, ha dichiarato inammissibile il ricorso di Massimo Ciancimino, il quale chiedeva di poter ascoltare le registrazioni delle conversazioni intercettate tra Napolitano e l'ex ministro Nicola Mancino, nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta trattativa Stato-Mafia.
La distruzione dei nastri avviene nello stesso giorno del giuramento di Giorgio Napolitano, rieletto presidente della Repubblica sabato 20 aprile.

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