La figlia di Lea Garofalo riconosce i gioielli della madre

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Nell'udienza per il processo d'appello Denise Cosco identifica gli oggetti ritrovati insieme ad alcune ossa della donna scomparsa nel 2009. Il padre, che si è attribuito la responsabilità dell'omicidio, verrà sentito il 16 aprile

A quasi due anni di distanza Denise Cosco torna a sedersi come testimone davanti ai giudici della Corte d'Assise, stavolta d'appello, per riconoscere i gioielli di sua madre, Lea Garofalo. Gli oggetti, trovati un po' bruciati insieme ai frammenti di ossa in un tombino,  hanno contribuito a collegare i resti proprio all'identità della donna scomparsa da Milano il 24 novembre del 2009.

Il ricordo della festa di compleanno
- In aula la ragazza, oggi 22enne, è rimasta solo qualche minuto. Ha descritto la collana e il bracciale che la madre avrebbe avuto con sé il giorno in cui di lei si persero le tracce. Li ha riconosciuti tra quelli delle foto mostrate dal procuratore generale, insieme ad un coltellino di piccole dimensioni. La sua audizione era limitata a questo riconoscimento, la ragazza non ha potuto quindi rispondere ad altre domande che non fossero relative all'argomento. Solo prima di essere congedata dalla Corte, ha voluto precisare un dettaglio: non partecipò mai alla festa di compleanno che il padre Carlo Cosco le organizzò, quando la madre era già scomparsa, nel 2009.
"Hanno festeggiato senza che ci fossi io". "Mia madre scomparve il 24 novembre - ha affermato Denise - dopo qualche ora avrei compiuto 18 anni e mio padre aveva avuto la brillante idea di farmi una festa, ma io gli avevo detto che non avevo niente da festeggiare. Nonostante ciò, lui aveva invitato i miei amici e la festa si era svolta senza che io ci fossi. Io non sono andata perché era scomparsa mia madre". Poi, Denise ha aggiunto, ironica: "Un amico di mio padre mi disse che lui c'era rimasto male perché non ero andata e io pensai: 'ah, c'è pure rimasto male...'".

Carlo Cosco verrà sentito il 16 aprile - A pochi metri di distanza, rinchiuso nella gabbia della grande aula, c'era proprio Carlo Cosco, la cui difesa ha chiesto e ottenuto il suo esame. Il padre di Denise, che nelle scorse udienze, con dichiarazioni spontanee aveva esordito dicendo "Mi assumo la responsabilità dell'omicidio di Lea Garofalo" verrà sentito in aula il prossimo 16 aprile e risponderà alle domande delle parti. "Aspetto con doveroso rispetto le dichiarazioni dell'imputato al quale va accreditato il diritto di dire la sua verità", ha affermato il suo difensore Daniele Steinberg.
"Quello che è certo - ha precisato il legale - è che non risulta da nessuna parte che Carlo Cosco sia legato alla 'ndrangheta". A far riferimento alle 'regole' della 'ndrangheta quale movente dell'omicidio di Lea Garofalo è stato il pentito Carmine Venturino che ha fornito dettagli anche crudi sulla distruzione del cadavere di Lea Garofalo. "Quel che è certo - ha precisato ancora il legale - è che nonostante le dichiarazioni di Venturino Carlo Cosco non ha mai pensato neanche lontanamente di far del male a sua figlia".

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