Assenteismo, 17 arresti al Comune di Reggio Calabria

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Sono in tutto 95 gli indagati nell'ambito dell'indagine "torno subito" condotta dalla Guardia di Finanza, dalla quale sarebbe emerso un collaudato sistema basato su favori reciproci e continui scambi di badge personali

Diciassette dipendenti del comune di Reggio Calabria sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza nell'ambito di un'operazione contro l'assenteismo denominata "Torno subito". I 17 impiegati comunali arrestati, secondo l'accusa, in più occasioni e in concorso tra loro, si sarebbero resi responsabili del reato di truffa ai danni del Comune di Reggio Calabria. Altri 78 dipendenti sono stati denunciati per lo stesso reato. Di questi, 42 saranno interrogati dal gip per l'eventuale applicazione della misura cautelare personale interdittiva della sospensione dai pubblici uffici.
E' stato l'ex sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Raffa, oggi presidente della Provincia  reggina, a denunciare nel 2010 casi di assenteismo al Comune di Reggio Calabria.

Indagine partita dalla denuncia dell'ex sindaco - Raffa si era infatti accorto dell'utilizzo improprio del badge per il rilevamento delle presenze lavorative. Gli investigatori hanno così notato che tra le 7 e le 14 alcuni dipendenti comunali uscivano dall'ufficio, si intrattenevano in compagnia di conoscenti ed entravano nei negozi per effettuare acquisti. Dal febbraio 2011 le indagini sono state condotte in maniera serrata consentendo "di individuare e ricostruire, oltre che le esatte modalità criminose - scrive il gip- attraverso le quali, sistematicamente, gli indagati ponevano in essere il proprio disegno truffaldino ai danni dell'amministrazione comunale, un fenomeno di malcostume messo in atto con modalità estremamente disinvolte, prescelte dagli indagati per poter eludere all'adempimento dei  doveri".

Indagine "torno subito" - Dall'indagine "Torno Subito", corroborata da oltre un mese di riprese video e appostamenti, sarebbe infatti emerso un collaudato sistema basato su favori reciproci e continui scambi di badge personali. Alcuni impiegati, sempre secondo l'accusa, non facevano neppure ingresso al Comune, sebbene figurassero regolarmente in servizio. I dipendenti, infatti, si sarebbero organizzati in gruppi e sottogruppi e attestavano falsamente la propria presenza sul posto di lavoro facendosi timbrare o timbrando per altri i rispettivi badge personali, eludendo così il controllo elettronico del lettore installato nell'atrio di Palazzo San Giorgio, sede dell'ente. Su un orario giornaliero previsto di 6 ore di servizio, ciascun dipendente riusciva ad assentarsi anche diverse ore al giorno.

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