Trasparenza nella PA. In Italia avanza a fatica

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Nel Belpaese l'accessibilità dei dati pubblici è ancora un obiettivo difficile da raggiungere. A dirlo il portale dedicato al monitoraggio della normativa sulla trasparenza dei siti web della pubblica amministrazione. Che si arricchisce di strumenti nuovi

di Raffaele Mastrolonardo

Le norme ci sono. Ma, come spesso succede in Italia, non sempre sono rispettate o lo sono in modo insufficiente. Accade anche (e soprattutto) alla trasparenza nelle amministrazioni pubbliche dove la Legge Brunetta e le successive linee guida avrebbero dovuto rendere i palazzi della burocrazia se non proprio di vetro certo meno opachi. Una trasformazione che, dicono invece i rapporti, non si è ancora verificata nemmeno a livello centrale. L'unica (magra) consolazione per i cittadini è che adesso possono scoprire con facilità quanta strada è stata fatta (poca) e quanta ne resta da fare (tanta). Non è molto ma è già qualcosa soprattutto perché, grazie ad alcune recenti innovazioni, la trasparenza della Pa (meglio, la sua mancanza) è, letteralmente, visibile ad occhio nudo. Il portale della presidenza del Consiglio che tiene sotto controllo il livello di adempimento alla normativa ha infatti da poco introdotto un "cruscotto" interattivo (più altri grafici) che permettono di visualizzare lo stato della situazione sui siti delle Pa e individuare eventuali “buoni” e “cattivi”.

La mappa dell'opacità - Una mappa dell'Italia suddivisa in regioni colorate a seconda del livello di adempimento nelle varie categorie, offre subito un colpo d'occhio delle aree virtuose e meno. Basta un clic, poi, per avere il dettaglio della situazione regionale. Insomma, è facile rendersi conto che, per quanto riguarda la pubblicazione online delle informazioni sulle retribuzioni dei dirigenti, il panorama complessivo non è incoraggiante. Solo il 15 % dei siti delle amministrazioni italiane è nel pieno rispetto della normativa e la visualizzazione dell'Italia sulla mappa ne dà conferma: solo il Piemonte si stacca dalle altre regioni. E pure lì non si va oltre il 40 % di portali in regola. Un'occhiata basta inoltre per capire che va un po' meglio sulla posta certificata, ormai adottata e segnalata da metà degli enti con punte del 78 % in Friuli Venezia Giulia. Pessimo risultato invece per quanto riguarda la trasparenza sulla cosiddetta premialità, ovvero quella parte di salario conferita ai funzionari sulla base dei risultati. Le amministrazioni che hanno sentito il bisogno di mettere online queste informazioni sono solo il 12,7 %, poco più di una su 10. E anche per i curriculum dei dirigenti la percentuale non è molto più alta (17 %) così come per i bilanci, pubblicati in modo corretto in appena il 20 % degli enti. Non si tratta di dati nuovi. Il portale li ha sempre forniti. Solo che ora sono confezionati in modo più semplice, accattivante e agevole per l'utente.

Magre consolazioni - Se essere informati è sempre meglio che non esserlo il “cruscotto” è certamente un passo avanti. Anche se quello che racconta non è proprio piacevole. A quattro anni dall'introduzione di quella che era stata sbandierata come una rivoluzione, la trasparenza della Pa è ancora lontana. Tanto che, come ha sottolineato l'ultimo rapporto della Commissione per la valutazione, la trasparenza e l'integrità delle amministrazioni pubbliche, il problema è forse nelle norme stesse che avrebbero dovuto introdurla, giudicate “molto generali” e “applicate con difficoltà se non declinate in norme di dettaglio”. La consolazione è che ora abbiamo gli strumenti per misurare facilmente questo fallimento.

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