Via D'Amelio, condannati i pentiti Spatuzza e Tranchina

Il 19 luglio del 1992 un'autobomba esplodeva uccidendo il magistrato siciliano Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta
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Il gup di Caltanissetta ha comminato 15 e 10 anni di carcere ai due collaboratori di giustizia che, con le loro dichiarazioni, hanno permesso di ricostruire le fasi dell’attentato costato la vita al magistrato Paolo Borsellino e ai 5 agenti della scorta

Il gup di Caltanissetta Lirio Conti ha condannato, in abbreviato, i collaboratori di giustizia Gaspare Spatuzza e Fabio Tranchina (fermato nel 2011) rispettivamente a 15 e 10 anni di carcere per la strage di via D'Amelio. A 12 anni, invece, è stato condannato il falso pentito Salvatore Candura. Spatuzza e Tranchina erano accusati di strage, mentre Candura di calunnia.

Il procedimento nasce dalle dichiarazioni dei due pentiti che, con le loro rivelazioni, hanno consentito di ricostruire le fasi preliminari della strage riscrivendo la storia dell'attentato in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta e smascherando il clamoroso depistaggio di un gruppo di falsi pentiti, tra i quali Candura e Vincenzo Scarantino, costato l'ergastolo a 7 innocenti.

"Ci possiamo ritenere molto soddisfatti per le tre condanne per la strage di via D'Amelio. Il gup ha riconosciuto in pieno la nostra ricostruzione dei fatti fatta nel nuovo filone d'inchiesta", ha detto il procuratore capo di Caltanissetta, Sergio Lari, commentando le tre condanne dei collaboratori di giustizia emesse dal giudice. "Questa è la prima sentenza di condanna che otteniamo dei colpevoli della strage - dice ancora - la nostra ricostruzione ha avuto l'avvallo del giudice. Ecco perché siamo soddisfatti".

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