Scazzi, legale della famiglia: "Massacro con metodo mafioso"

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L’arringa della parte civile nel processo per la morte della 15enne di Avetrana: “Sarah non è stata solo massacrata, doveva essere squagliata, doveva sparire”. Un altro avvocato: “E’ Cosima Serrano la regista del depistaggio”

Dopo la richiesta dell’ergastolo per Sabrina Misseri e la madre Cosima Serrano (e quella di 9 anni per Michele Misseri e 8 per i presunti complici), lunedì 11 marzo è ripreso con le arringhe degli avvocati di parte civile il processo per l'omicidio di Sarah Scazzi, la 15enne di Avetrana uccisa nel 2010.
Durissime le parole dell’avvocato Nicodemo Gentile, uno dei legali della famiglia di Sarah, secondo cui questo è il "processo di un massacro, il peggiore dei massacri, gestito con metodo mafioso perché le condotte successive post delictum sono da 416 bis. Sarah non è stata solo massacrata, doveva essere squagliata, doveva sparire. Non è stata solo uccisa, non doveva esistere, doveva diventare uno di quei volti che fanno parte dell'esercito degli scomparsi".

“Michele Misseri come un becchino”
- Secondo il difensore di parte civile "questa è anche la storia di un omicidio domestico. Sarah è stata dipinta come la terza figlia dei Misseri e la seconda sorella di Sabrina, ma non è vero. Sarah è stata massacrata in casa, nel posto dove si sentiva più sicura, dove Concetta la mandava perché si fidava".
Gentile non ha risparmiato critiche nei confronti di Michele Misseri, definito "il becchino di Avetrana che ha abbandonato Sarah come un qualsiasi rifiuto" e ha detto ancora che questo è "il processo dell'umiliazione gratuita. Concetta è stata umiliata quando addirittura si voleva additare al suo comportamento la causa della morte di Sarah perché la faceva uscire troppo e la mandava a casa della zia. Concetta non ha avuto la possibilità di dare nemmeno l'ultimo bacio alla figlia".

“Cosima Serrano la regista del depistaggio” - Secondo un altro avvocato della famiglia Scazzi, Valter Biscotti, "è Cosima la regista dell'attività di depistaggio e ce lo fa capire Michele Misseri la sera in cui confessa e consente il ritrovamento del corpo della bambina quando chiede agli inquirenti di non dire nulla alla moglie".
Biscotti ha fatto riferimento anche a un'intercettazione ambientale in carcere, in particolare a quella in cui il contadino di Avetrana dice: "Quel pomeriggio abbiamo fatto i furbacchioni, forse dovevamo chiamare il 118".
Secondo il legale, Michele Misseri "ci fa capire che dopo l'omicidio c'è stata una discussione sul da farsi nella famiglia, tra Michele e le due donne. Forse non si può dire che ci sia stata una trattativa perché Michele non aveva la capacità di trattare in quel momento".

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