Ruby, il pm Sangermano: "Ad Arcore sistema prostitutivo"

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Prosegue l'8 marzo la requisitoria dell'accusa nel processo a carico di Berlusconi. Il Cavaliere in una nota: mai pagato una donna. Sentito in aula il magistrato Fiorillo, che dispose per la ragazza l'affidamento in comunità: "Maroni disse cose non vere"

Il processo Ruby si avvia alla sua conclusione. I giudici del tribunale di Milano, dopo aver respinto la richiesta di prove aggiuntive avanzate dalla difesa di Silvio Berlusconi, hanno chiuso l'istruttoria dibattimentale del processo Ruby. Poi è cominciata la requisitoria della Procura, aggiornata all'8 marzo, quando sarà formalizzata la richiesta di condanna.

Il pm Sangermano: "Ad Arcore sistema prostitutivo" - "Gli elementi di prova convergono univocamente ad attestare la responsabilità dell'imputato" ha detto, nel corso della requisitoria, il pm Antonio Sangermano. "La cena ad Arcore - ha aggiunto - era un collaudato sistema prostitutivo per il divertimento di Berlusconi". La giovane Ruby Karima, ha continuato il magistrato, "era parte integrante del sistema prostitutivo", e nelle intercettazioni "emerge in maniera lampante" come Berlusconi amasse circondarsi di ragazze a  cui "gli atti sessuali" venivano "remunerati con denaro contante o  benefit". Secondo Sangermano, "non siamo di fronte alla  prostituzione di strada ma a un sistema più sofisticato ma non meno lesivo della dignità della donna, attraverso la mercificazione del corpo". Un sistema in cui Nicole Minetti si occupa anche  delle "attività logistiche" a favore delle ragazze, mentre Emilio Fede e Lele Mora hanno un ruolo di "organizzatori e partecipi", di  scegliere le ragazze "desiderose di poter lucrare".



Cruciale la testimonianza dell'amica della Minetti - Tra le testimonianze ritenute cruciali dal pm Antonio Sangermano a carico di Silvio Berlusconi c'è quella di Melania Tumini, portata ad Arcore dall'amica d'infanzia Nicole Minetti e che racconta di ragazze che scoprivano i seni e di altri atteggiamenti di natura sessuale. "Tumini smentisce in maniera drammatica e insuperabile altre testimonianze che parlano di burlesque" e "fornisce una rappresentazione plastica del sistema"."Alla fine – aggiunge il pm - accetta da Berlusconi un disco di Apicella e duemila euro per l'imbarazzo e la volonta' di non offendere il padrone di casa".

La replica di Berlusconi: "Pm fantasioso"
- In serata è arrivata la replica di Berlusconi alle parole del pm. "Ho letto un po' stupito e un po' divertito i resoconti della requisitoria del Pubblico Ministero, titolare certo di una fantasia - come dire - 'fantasiosa' nella ricostruzione delle famigerate cene a casa mia" ha commentato in una nota. "Per quanto mi riguarda - ha aggiunto - ho avuto la duplice fortuna (e forse il merito) di non aver mai dovuto remunerare una signorina o una signora per avere rapporti intimi e sono sempre stato in grado di dare una risposta positiva a chi mi si rivolgesse chiedendomi un aiuto".

Fiorillo: "Con la questura una telefonata indimenticabile"  - Ultima testimone ad essere stata sentita prima della requisitoria, la pm del Tribunale dei Minori, Anna Maria Fiorillo, che ha ricostruito quanto accadde la notte tra il 27 e il 28 maggio del 2010 quando, ha ribadito in più passaggi della sua testimonianza, disse di affidare Ruby a una comunità protetta per minori. Una richiesta però caduta nel vuoto, dato che Ruby venne affidata a Nicole Minetti, all'epoca consigliere regionale della Lombardia.
Fiorillo racconta come quella con il commissario di polizia Giorgia Iafrate, alla quale aveva dato indicazioni di affidare la minore a una comunità, fu "una telefonata indimenticabile perché non è mai successo che dall'altra parte ci fosse una persona che non voleva ascoltarmi". Il pm ha spiegato in aula che dopo la mezzanotte di quella sera ricevette la terza telefonata e questa volta parlò con il commissario Iafrate, la quale le disse che "non c'erano posti in comunità e che si era presentata una consigliera ministeriale, tale Minetti, e che si era offerta di prendere in affido la minore". Il magistrato ha riferito ai giudici di aver risposto al commissario di Polizia che quella di consigliera ministeriale era "una carica che non conosco e avevo anche chiesto a che titolo quella persona si era offerta di prendere in affido la ragazza".

Fiorillo: "Se era marocchina non poteva essere nipote di Mubarak"
- Il pm Fiorillo ha quindi proseguito spiegando al collegio che la poliziotta al telefono le aveva poi spiegato che Nicole Minetti aveva fatto sapere "che era stata incaricata perché si trattava della nipote di Mubarak". "Rimasi incredula - ha proseguito il pm minorile - feci alcuni commenti e osservai 'se mi avete detto che è marocchina, tutt'al più è figlia del re del Marocco".

Fiorillo smentisce Maroni: "Nessun magistrato avrebbe affidato Ruby alla Minetti" - Fiorillo ha poi smentito anche Roberto Maroni, all'epoca dei fatti ministro degli Interni. Quando Maroni andò in Parlamento, spiega Fiorillo, a dire che la polizia aveva affidato a Nicole Minetti la minorenne Ruby "secondo le mie disposizioni" riferì "cose non vere". "E' stato un attacco alla mia onorabilità - ha spiegato il pm - perché in una situazione simile nessun magistrato avrebbe preso una decisione diversa dalla mia", cioé la comunità.

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