Omicidio Lo Presti, l'autopsia: un colpo sparato a distanza

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Mentre proseguono le indagini, arrivano i primi risultati degli esami eseguiti sul corpo del fotografo ucciso mentre faceva jogging su una pista ciclabile a Roma. Intanto, dopo gli ultimi episodi di violenza, sono in arrivo nella Capitale altri 200 uomini

E' stato un colpo di pistola calibro 7,65 sparato non a bruciapelo ad uccidere Daniele Lo Presti, il fotografo dei vip assassinato mercoledì scorso mentre faceva jogging sulla pista ciclabile nei pressi di ponte Testaccio a Roma. Lo ha stabilito l'autopsia. L'ogiva è stata prelevata dalla scatola cranica ed ora è all'esame degli esperti balistici i quali dovranno ora accertare da quale distanza è stato sparato il proiettile.

La Procura, infatti, ha ora disposto un nuovo esame tecnico sul proiettile recuperato attraverso il quale sarà possibile stabilire la distanza dalla quale è partito il colpo. Intanto, le indagini della squadra Mobile di Roma non escludono alcuna pista.
Le varie testimonianza raccolte dagli investigatori da amici e parenti di Lo Presti hanno portato alla luce una serie di debiti che il fotografo dei vip aveva. E proprio sulla natura di questi debiti che si sta ora concentrando l'attività degli investigatori.

Intanto dopo la richiesta del Questore di Roma sono in arrivo nella Capitale circa 200 uomini delle forze dell'ordine. Oltre ai 150 già previsti dall'ultimo Patto per la Sicurezza, il Ministero dell'Interno ha infatti messo a disposizione per Roma altre decine di uomini in più, in tutto 200. L’accelerazione è dovuta proprio ai recenti fatti di violenza, tra cui la morte del fotografo Lo Presti e i due episodi che si sono verificati venerdì 1 marzo (l’assalto al portavalori in cui è morto uno dei banditi e la sparatoria in centro con due feriti).
"Sono episodi preoccupanti, ma sono arrivati 200 uomini - spiega il sindaco di Roma, Gianni Alemanno - La situazione non va drammatizzata, non facciamo demagogia inutile. Tuttavia, bisogna tenere la guardia alta per evitare che scoppi una nuova guerra tra bande come nel 2011".

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