Yara, la famiglia si rivolge alla Corte europea

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L'avvocato dei Gambirasio "ha sollevato una questione di pregiudiziale comunitaria" e la Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo potrebbe intervenire sul processo per la morte della 13enne di Brembate Sopra

I legali che difendono la mamma e il papà di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate Sopra rapita e uccisa il 26 novembre 2010 e ritrovata 3 mesi dopo, hanno chiesto al giudice di rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell'uomo. L'obiettivo è che la posizione di Mohammed Fikri, l'unico indagato per la morte della giovane promessa dell'atletica, non venga archiviata.

Fikri resta indagato - A fronte di questa richiesta, al termine della nuova udienza a carico del giovane marocchino (anche se il suo fascicolo è stato da tempo stralciato da quello principale), il gip di Bergamo Ezia Maccora si è riservata di prendere una decisione. Mohammed Fikri resta dunque l'unico indagato.

La telefonata - Tutto ruota attorno all'intercettazione di una telefonata effettuata da Fikri e registrata nel corso delle indagini qualche giorno dopo la scomparsa della ragazza. Telefonata che lo portò in carcere, per essere poi subito dopo scarcerato.
La conversazione, infatti, è stata tradotta in un modo dagli interpreti nominati dalla difesa e in un modo completamente diverso da quelli dell'accusa: "Allah, non l’ho uccisa io", oppure "Allah, fa che passi".
L'avvocato dei Gambirasio, Enrico Pelillo, ha così "sollevato una questione di pregiudiziale comunitaria" e sostiene che "il sistema processuale italiano, in questo preciso frangente, viola la normativa comunitaria sui diritti delle vittime".

Il giudice adesso dovrà decidere se accogliere la richiesta dei Gambirasio e rivolgersi a Strasburgo, se archiviare la posizione di Fikri, se chiedere l'archiviazione coatta oppure se ordinare nuove indagini.

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