Finmeccanica, Orsi nega tutto. E si dimette da Cda

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L’ex presidente e ad, arrestato per corruzione internazionale, durante l’interrogatorio respinge le accuse: “Non ho mai saputo di cose illecite”. L’India, intanto, ha avviato un’azione per cancellare la fornitura di 12 elicotteri al centro dell’inchiesta

L'ex-amministratore delegato e presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi, nell'interrogatorio di garanzia del 15 febbraio davanti al gip di Busto Arsizio, ha rivendicato la linearità del proprio operato nell'interesse della società. Lo ha riferito il suo legale Ennio Amodio, precisando che nell'interrogatorio, durato dalle 10 alle 12 circa, Orsi ha ribattuto punto su punto alle accuse che gli sono state mosse nell'inchiesta che ipotizza il reato di corruzione internazionale e frode fiscale per la vendita di 12 elicotteri all'India.

Orsi, finito in carcere il 12 febbraio, ha "rivendicato la linearità del suo operato, da sempre ispirato all'esclusivo interesse di Finmeccanica e delle società controllate", ha spiegato l'avvocato, aggiungendo che il manager si è dimesso da presidente e consigliere della società in una lettera depositata agli atti. Amodio ha aggiunto che Orsi si sarebbe dimesso anche prima, ma che temeva un danno di immagine per la società, dopo che nell'ottobre scorso aveva detto che avrebbe lasciato gli incarichi solo su richiesta del governo. Nella serata del 13 febbraio il cda di Finmeccanica ha già affidato le deleghe da AD al direttore generale Alessandro Pansa, conferendo la carica di vice presidente al consigliere anziano, l'ammiraglio Guido Venturoni.

Amodio - che ha detto che presenterà istanza di scarcerazione solo dopo l'interrogatorio col pm Eugenio Fusco - ha riferito che Orsi al giudice ha spiegato di non aver mai dato incarico per nessun tipo di manovra in relazione all'appalto degli elicotteri al mediatore svizzero Guido Haschke, per il quale sono stati disposti i domiciliari. Orsi ha detto anche di non aver mai conosciuto la famiglia indiana Tyagi e il maresciallo indiano citati nell'ordinanza di arresto come gli intermediari per le presunte tangenti e di non aver mai saputo di modifiche alla quota operativa di volo nel bando d'appalto per gli elicotteri. Orsi ha inoltre "rivendicato la correttezza delle autorità indiane", dicendosi sicuro che non abbiano mai preso tangenti, ha aggiunto il legale.

L'avvocato ha ribadito, come già fatto nell'ottobre scorso, di ritenere che con l'arrivo di Orsi "alcuni ambienti si siano mossi" per fare in modo che desse le dimissioni e si è chiesto se siano "ancora presenti ambienti che hanno avuto interessi a far sì che Hashke cambiasse versione rispetto a quanto dichiarato ai magistrati alcuni mesi fa". Per quanto riguarda i presunti tentativi di pressione sui giornalisti da parte del manager, evidenziati nell'ordinanza di arresto anche con l'intercettazione di una telefonata con il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, Amodio ha ribadito che "dopo una serie di articoli pesanti, Orsi si è sentito in dovere di fare una telefonata per segnalare quel che a lui pareva una stortura". "Si era andato accumulando un quadro di storture in relazione alle quali si doveva reagire, ma non credo che ci siano state conseguenze pratiche per questa telefonata", ha sottolineato il legale.

Secondo Amodio, inoltre, c'è stato "un travisamento della prova" relativamente al fatto che Orsi volesse 'montare una campagna di stampa retribuita e compiacente' - come l'ha definita il gip nell'ordinanza - spiegando che in realtà stava trattando per dare un incarico ad un'agenzia di comunicazione. Per quanto riguarda la presunta pressione su magistrati per incidere sulla nomina del pm di Busto Arsizio, che si occupa dell'inchiesta, Amodio ha ribadito che "non c'è mai stata alcuna attività di interferenza". Relativamente al "capitolo Lega Nord" - tirata in ballo nelle indagini per presunti pagamenti che il Carroccio ha sempre fortemente respinto - Amodio ha detto "che è stato appena sfiorato, non c'è più nessun addebito", anche se martedì scorso fonti investigative hanno precisato che l'inchiesta sul finanziamento illecito ai partiti prosegue.

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