Saipem, Scaroni indagato per tangenti in Algeria

1' di lettura

L'ad di Eni è accusato di corruzione internazionale. L'inchiesta riguarderebbe una maxitangente di 197 milioni di euro versata a funzionari e politici algerini tra il 2008 e il 2010. "Siamo totalmente estranei" dichiara la major petrolifera

Esplode l'inchiesta milanese per corruzione internazionale in Algeria che vede coinvolta Saipem, già nell'occhio del ciclone nei giorni scorsi per l'allarme sugli utili e per un presunto insider trading. E stavolta va a toccare anche l'Eni e 'travolge' l'ad del colosso del cane a sei zampe, Paolo Scaroni, indagato, insieme ad altri sette dirigenti ed ex dirigenti del gruppo, e destinatario di un decreto di perquisizione nei suoi uffici e anche nella sua casa milanese, con la Gdf arrivata a setacciare anche le sue e-mail.
"Siamo totalmente estranei", ha spiegato all'Ansa Scaroni. Il gruppo poi in una nota ha dichiarato la totale estraneità "alle vicende oggetto di indagine", precisando che "continuera' a fornire la massima cooperazione alla magistratura".

Presunte tangenti per 197 milioni di euro  - I pm Fabio De Pasquale, Sergio Spadaro e Giordano Baggio, nell'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco e condotta dal nucleo di polizia tributaria della Gdf milanese, sono convinti di aver individuato, come emerge dal decreto, una maxi-tangente da "197.934.798" euro pagata dal gruppo Eni "a faccendieri, esponenti del governo algerino e di Sonatrach", l'ente dello stato africano che in cambio avrebbe assegnato appalti su gas e idrocarburi per "11 miliardi di dollari". Gli inquirenti sottolineano la "ingente dimensione economica della vicenda corruttiva".

L'incontro a Parigi tra Scaroni e Farid Bedjaoui - La responsabilità di Scaroni (indagato per "corruzione di pubblici ufficiali stranieri", mentre Eni e Saipem rispondono per la legge 231 del 2001), secondo quanto si legge nel decreto, starebbe in un incontro da lui avuto con un intermediario, il presunto 'collettore' delle mazzette. Scaroni, stando sempre all'atto dei pm, avrebbe incontrato "presso un albergo di Parigi" Farid Bedjaoui, algerino di nazionalità francese, "nipote dell'ex ministro degli Esteri" algerino. Con loro sarebbe stato presente anche il "Ministro Khelil (titolare del dicastero algerino dell'Energia, ndr)" e il "responsabile Eni per il Nordafrica Antonio Vella", anche lui indagato, come Pietro Varone, direttore dell'area 'engineering' di Saipem, Alessandro Bernini (perquisiti uffici e casa), ex direttore finanziario della società, e Pietro Tali, ex ad. Gli ultimi due hanno rassegnato le dimissioni dopo aver ricevuto avvisi di garanzia nelle scorse settimane.

Otto commesse sospette - L'incontro di Parigi, secondo i pm, "era finalizzato ad ottenere un'ulteriore commessa (Cafc) per aumentare la reddittività del giacimento di Menzel Ledjemet Est (Mle)". Due, infatti, i progetti in Algeria sotto la lente degli investigatori: Mle appunto, costituito da una "jointventure" tra Sonatrach e Fcp, società "posseduta al 99,9% da Eni Spa", e Medgaz della jointventure Medgaz Sa "formata da Sonatrach e altre società petrolifere". Otto in tutto le "commesse" assegnate per i due progetti a Saipem, tra il 2007 e il 2009, e attorno alle quali sarebbero circolate, dalla "fine del 2006 fino al 2 marzo 2010", mazzette per quasi 200 milioni di euro passate attraverso una società di Hong Kong, la Pearl Partners Ltd, riconducibile all'intermediario algerino. Soldi che, sempre stando al decreto, avrebbero viaggiato su conti a Zurigo, negli Emirati Arabi e a Dubai. Dal decreto di perquisizione emerge, inoltre, che i rapporti con la società, presunta 'collettrice' delle tangenti, sarebbero stati tenuti da Varone e Bernini.

"Nel corso del 2007 - ha spiegato una fonte ai magistrati - ho saputo da Varone che si sarebbe incontrato a Parigi con Khelil", il ministro alegrino. La fonte parla di "non meno di cinque" incontri. Tra l'altro, l'intermediario Bedjaoui avrebbe effettuato "versamenti" a favore "di un'azienda agricola" dello stesso Varone. Gli inquirenti, infine, sarebbero alla ricerca di altre presunte tangenti: nel decreto si parla, infatti, anche di "ulteriori versamenti corruttivi" che sarebbero stati corrisposti da "subcontrattisti di Saipem" e "decisi nel corso di riunioni presso un albergo di Milano".

Saipem annuncia 3,2 miliardi di contatti - Intanto Saipem ha annunciato 3,2 miliardi di nuovi contratti. Il titolo, che cerca di riprendersi dal crollo seguito al profit warning della scorsa settimana, è balzato del 5,5%. L'ad Umberto Vergine ha detto che "ad oggi" non c'è la necessità di disporre appostamenti in bilancio in vista di possibili sanzioni per lo scandalo algerino e di "non essere a conoscenza" di indagini da parte delle autorità americane. In passato l'Eni aveva chiuso un'inchiesta per presunte tangenti pagate in Nigeria da parte di Snamprogetti pagando oltre 350 milioni di euro alla Sec, la Consob americana, e al Dipartimento di Giustizia.

Leggi tutto