Mps, cda valuta perdite per 730 milioni

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La banca ha stimato il buco causato dai derivati. Dopo il sequestro di 40 milioni di euro e l'interrogatorio di Vigni la procura di Siena sarebbe intenzionata a chiedere il giudizio immediato contro l'ex management. Intanto il titolo vola in Borsa

Subisce una brusca accelerata l'inchiesta della procura di Siena sui conti del Monte dei Paschi, tanto che gli inquirenti sarebbero intenzionati a chiedere il giudizio immediato per i manager indagati. Tanti gli elementi in mano alla procura che permetterebbero già di delineare i contorni della vicenda individuando i responsabili. Nella giornata di mercoledì 6 febbraio la guardia di finanza ha sequestrato 40 milioni di euro agli ex dirigenti ora indagati, mentre l'ex direttore generale Antonio Vigni è stato sentito in procura per oltre otto ore, respingendo le accuse.
Intanto il consiglio di amministrazione della banca ha valutato in 730,3 milioni l'impatto negativo sul patrimonio dei tre derivati su cui indaga la magistratura: Santorini, Alexandria e Nota Italia. Questa cifra, che è al lordo di un eventuale recupero fiscale, determinerebbe una correzione del patrimonio netto nel bilancio del 2012. Il nuovo amministratore delegato della banca, Fabrizio Viola, ha però voluto rassicurare azionisti e investitori: "Banca Monte dei Paschi non ha problemi di liquidità". E riguardo ai soldi sequestrati, l'ad ha promesso:  "Andremo a riprenderci fino all'ultimo euro e se possibile anche di piu'. La banca è stata danneggiata". Sullo scandalo derivati ha osservato: "Non ci sono altre Santorini. Ora l'attenzione si riduca a zero". E ancora ha rassicurato: "Non c'è fuga di depositi" da Mps. E intanto in Borsa il titolo rimbalza (qui l'aggiornamento in tempo reale).

Verso il giudizio immediato
- Della possibilità che la procura possa chiedere il giudizio immediato ne parla sul Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini in una ricostruzione degli ultimi giorni dell'inchiesta. "Nell'invito a comparire notificato venerdì scorso i magistrati, dopo aver elencato i capi d'imputazione, specificano agli indagati, 'che potrà essere presentata, previo avvertimento, richiesta di giudizio immediato ai sensi e per effetto del combinato disposto dagli articoli 375 comma 3 e 453 del codice di procedura penale, i sequenti elementi e fonti di prova: documentazione acquisi"ta, informative della Guardia di Finanza, note techicnhe della Consob, note techine di Banca d'Italia, sommarie informazioni testimoniali'. L'accusa appare dunque convinta di poter chiudere almeno la prima fase dell'inchiesta, quella che vede coinvolti - oltre a Mussari e Vigni - anche il responsabile dell'operazione Antonveneta ora passato a Merrill Lynch, Marco Morelli, l'allora responsabile finanziario Daniele Pirondini, il capo dell'area legale Raffaele Rizzi."

Vigni chiama in causa Baldassarri. Che fa sapere di non essere "irreperibile"
- Su Repubblica invece Carlo Bonini racconta in un retroscena alcuni dettagli dell'interrogatorio di Antonio Vigni che, secondo il quotidiano romano, cercherebbe di alleggerire la propria posizione scaricando le responsabilità sul responsabile finanziario della Banca, Gianluca Baldassarri. Ai magistrati, scrive Bonini, Vigni avrebbe ripetuto "Ero un uomo di banca. Non di finanza. Dissi in buona fede a Bankitalia quello che mi aveva comunicato la nostra struttura finanziaria". Ovvero Baldassarri. "E' evidente già ora - continua Bonini - che la salvezza di Vigni passa anche e soprattutto per la dannazione di Baldassarri". Baldassari che potrebbe presto venire sentito in procura. L'ex manager ha infatti nominato un suo avvocato di fiducia, Filippo Dinacci, la cui prima mossa è stata informare i pm che "Baldassarri non è irreperibile" e che rientrerà in Italia entro lunedì.

I dettagli dell'affaire Antonveneta - Il Giornale diretto da Alessandro Sallusti racconta invece in una ricostruzione fatta sulla base dei documenti della Guardia di Finanza l'affaire Antonveneta, la vendita cioè del polo bancaria dalla spagnola Santander al Monte dei Paschi. L'affare, costato oltre 9 miliardi alla banca toscana, da cui sono partiti tutti i problemi che hanno poi travolto l'ex management. Un affare che già all'epoca fece storcere il naso a parecchi, tanto che "il mercato reagisce negativamente alla notizia dell'accordo - annota la Gdf - penalizzando il prezzo dell'azione Mps che nella prima seduta dopo il deal registra una perdita del 10,5%". Il Giornale prosegue ricordando che "una circolare evidenzia la pessima accoglienza delle agenzie di rating."


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