Caso Musy, Furchì: "Accuse ridicole, mi riabiliteranno"

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L'uomo fermato per l'agguato al consigliere comunale di Torino del 21 marzo si sfoga col suo legale: "Non avevo nessun motivo per avercela con Alberto"

"E' un'accusa ridicola. Non avevo nessun motivo per avercela con Musy. Se fosse per le delusioni politiche avrei dovuto sparare a tanti politici". Queste le parole di Francesco Furchì, sospettato dell'agguato ad Alberto Musy dello scorso 21 marzo, riportate dal suo legale. Furchì si trova in stato di fermo nel carcere delle Vallette di Torino, dove l'avvocato Giancarlo Pittelli gli ha fatto visita.

Il legale lo descrive "preoccupato ma combattivo". "Voglio andare fino in fondo", ha spiegato Furchì, aggiungendo che "alla fine di questa storia dovranno chiedermi scusa e riabilitarmi  con lo stesso clamore usato in questi giorni".

L’avvocato Pittellisi è detto inoltre "molto sorpreso del fermo disposto dal pubblico ministero quando Furchì non sapeva nemmeno di essere indagato". "La Procura – ha detto il legale - avrebbe avuto tutto il tempo di chiedere la misura cautelare al gip che avrebbe valutato gli elementi e deciso. Invece hanno adottato un atteggiamento che ha fatto trovare il giudice davanti al fatto compiuto sottraendogli così autonomia decisionale".

La decisione del gip sulla convalida del fermo è attesa entro la mattina di domani 2 febbraio: "Sono comunque sicuro - aggiunge  l'avvocato Pittelli - che il giudice non si farà condizionare da una  valutazione preconfezionata nella sua decisione. Poi vedremo".

Intanto, il leader dell'Udc Casini smentisce la notizia che Fucrì fosse candidato nelle liste del suo partito: "E' una notizia completamente falsa, visto che Furchì, come è noto, era candidato nella lista "Alleanza per la città".

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