Alluvione a Genova, indagata Marta Vincenzi

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L'ex sindaco del capoluogo ligure è stata sentita dalla procura per quattro ore nell'ambito dell'inchiesta sui presunti documenti alterati per limitare le responsabilità del comune. "Finalmente potrò parlare. Sono serena" ha detto ai cronisti

L'ex sindaco di Genova, Marta Vincenzi,è indagata dalla Procura di Genova per i reati di calunnia e falso in concorso nell'ambito dell'inchiesta sull'alluvione a Genova del 2011. Lo ha confermato la stessa Procura, che l'ha a lungo interrogata.

Marta Vincenzi si è presentata davanti ai pm nel pomeriggio di mercoledì 30 gennaio accompagnata dal suo avvocato. L'interrogatorio si è svolto in un ufficio di polizia giudiziaria della Procura nell'ambito dell'inchiesta stralcio sulla alluvione del 2011. E' durato quasi quattro ore. Al termine l'ex sindaco, ai giornalisti in attesa, si è limitata a questa considerazione: "Sono stata zitta per tanto tempo, finalmente posso parlare. Ho scoperto cose che non conoscevo. Sono stata zitta finora e continuerò a farlo. Posso dire solo che avrei voluto che questo momento fosse arrivato prima, è tanto che l'aspetto. Io sono serena".

L'inchiesta che ora la vede ufficialmente indagata è quella avviata dalla Procura di Genova sulle carte comunali relative alla alluvione che funzionari e dirigenti del Comune avrebbero falsificato per quanto riguarda i tempi delle segnalazioni dell'allerta. Nell'ottobre scorso per questa inchiesta-stralcio cinque persone erano state iscritte nel registro degli indagati dal procuratore aggiunto di Genova, Vincenzo Scolastico, e dal sostituto procuratore Luca Scorza Azzarà. Tra gli altri, il dirigente del settore della Protezione Civile del Comune di Genova, Sandro Gambelli, e l'ex assessore comunale alla Protezione Civile. Francesco Scidone. Per loro, così come per l'ex sindaco Vincenzi, l'ipotesi di reato è quella di concorso in falso e calunnia.

Secondo le indagini, alcuni documenti del Comune sarebbero stati alterati per giustificare una "limitata capacità d'intervento". Nell'ordinanza del gip fu messa in evidenza "una clamorosa discrasia tra gli accadimenti reali, come sentito da testimoni e dalle immagini acquisite, e quanto rappresentato in alcuni atti trasmessi alla Procura dal Comune di Genova".

Nei bollettini ufficiali il livello del Fereggiano (il rio poi esondato che provocò 6 morti) alle 12 del 4 novembre 2011 è indicato come "al di sotto della linea gialla (quella di attenzione), e le precipitazioni vengono indicate come 'intense' (e non come nubifragio). Ma da testimonianze e filmati emergerebbe invece che alle 12 il livello del Fereggiano era già gravemente allarmante (oltre il colore rosso). Nel verbale del Comune fu sostenuta, in pratica, la tesi della 'bomba d'acqua' improvvisa. E per dimostrare questa tesi vennero 'taroccati' alcuni dati. Come, per esempio, quello dell'esondazione: i bollettini comunali parlano delle 12:15; secondo l'accusa, invece, l'onda di piena avvenne alle 12:53. Si tratta di una discrepanza di oltre mezz'ora tra i dati contenuti nel documento (che per questo sarebbe stato falsificato), e quelli emersi dall'indagine. Inoltre nel documento si asserisce che un volontario a quell'ora è sulle rive del Fereggiano a monitorare la situazione. Invece era da tutt'altra parte.

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