Alberto Musy, fermato il presunto aggressore

1' di lettura

Svolta nell'inchiesta sull'attentato del 21 marzo scorso al consigliere comunale di Torino, da allora in coma profondo. L'uomo "gravemente indiziato" era nella lista con lui alle elezioni del 2011. Gli inquirenti: mosso da profondo risentimento

La polizia di Torino ha fermato un uomo nell'ambito delle indagini sull'aggressione al consigliere comunale del Terzo Polo, Alberto Musy, rimasto gravemente ferito in un agguato lo scorso 21 marzo. Si tratta di Francesco Furchì, 49 anni, ragioniere torinese candidato nella liste della stessa coalizione di Musy ma non eletto, che secondo gli inquirenti è gravemente indiziato e avrebbe una sistematica frequentazione con personaggi inseriti "organicamente" in ambienti malavitosi.
Nelle conclusioni del decreto di fermo, il pm Roberto Furlan scrive però che "non è certo se l'attentatore abbia agito da solo". Secondo il magistrato, l'agguato "presenta ancora vari punti oscuri", tra i quali se Furchì - che si è dichiarato estraneo alla vicenda -  "avesse un complice che gli ha segnalato in qualche modo il rientro della vittima".
La moglie di Musy, appresa la notizia del fermo, ha voluto ringraziare gli inquirenti:  "Sono riconoscente agli investigatori per il proficuo lavoro svolto nel corso di questi lunghi mesi. Adesso -aspetto ulteriori sviluppi dall'inchiesta."

L'uomo fermato
- Furchì è accusato di tentato omicidio, con l'aggravante di aver agito con premeditazione e per motivi abietti. L'uomo, secondo le indagini condotte dalla Squadra mobile di Torino, avrebbe agito con astio e rancore. Secondo gli inquirenti, che hanno ricostruito la presenza dell'uomo nella zona dell'agguato all'orario in cui è stato compiuto, Furchì non avrebbe un alibi per quella mattina. Ma il legale dell'uomo, Nicola Campagna, ha spiegato che il suo assistito "non aveva assolutamente alcun motivo di rancore nei confronti dell'avvocato Musy" - ferito a colpi di pistola l'anno scorso mentre stava andando al lavoro da un uomo che indossava un casco integrale - che a distanza di 10 mesi dell'agguato è ancora in coma. Finora né la pistola né il casco usati dall'attentatore sono stati trovati. 
Furchì, secondo il suo legale, "si è sempre detto dispiaciuto per quanto accaduto a Musy, nei confronti del quale non nutriva alcun rancore. Aveva anche inviato alla moglie un biglietto di solidarietà". "Si sta cercando una capro espiatorio a ogni costo. Ma il mio assistito non c'entra niente", ha aggiunto l'avvocato, spiegando che durante l'interrogatorio, iniziato alle 21 di lunedì 29 gennaio e conclusosi alle 4 di martedì 30, "Furchì si è sempre detto estraneo ai fatti".

Franesco Furchì, presidente dell'Associazione culturale Magna Grecia Millenium, alle Comunali del 2011 Furchì ottenne 57 voti, ottavo nella lista 'Alleanza per l'Italia' che raccolse 3.113 preferenze, lo 0,78% totale. L'associazione Magna Graecia Millenium, con sede nel centro di Torino, è stata costituita per promuovere la cultura, il turismo ed i prodotti tipici delle regioni Calabria Puglia Sicilia e Basilicata.

Tre possibili motivi dietro l'agguato - Un "fortissimo risentimento" nei confronti di Alberto Musy. Questo, ha spiegato il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli durante la conferenza stampa, sarebbe secondo gli investigatori la ragione per cui Francesco Furchì avrebbe colpito il consigliere comunale dell'Udc. Tre i motivi del risentimento ricostruiti dagli agenti della Squadra mobile e covati dal presunto attentatore: "Il mancato appoggio di Musy a un concorso per una cattedra universitaria a Palermo la mancata nomina di Furchì a cariche comunali dopo che l'indagato si era impegnato nella campagna elettorale di Musy alle comunali del 2011 e il mancato impegno di Musy per reperire investitori che disperatamente Furchì cercava per le sue attività legate ad Arenaways, società ferroviaria poi fallita". Tutte "percezioni soggettive dell'indagato - ha sottolineato il procuratore capo - che viveva come tradimento l'atteggiamento di Musy rispetto a queste tre vicende". Gli investigatori descrivono Furchì come una persona di indole violenta e vendicativa che aveva contatti con persone con precedenti di polizia.

Analisi dei movimenti - A incastrare Furchì - secondo gli inquirenti che lo hanno definito un "faccendiere, un affarista, un soggetto che cerca di presentarsi come autorevole, talvolta millantando relazioni e contatti" - sarebbe non solo l'analisi dei suoi movimenti quella mattina del 21 marzo, realizzata grazie alle 350 celle telefoniche della zona dell'agguato, ma soprattutto il riscontro delle sue caratteristiche fisiche con quelle dell'attentatore. Due consulenti del Politecnico di Torino hanno infatti esaminato le sequenze delle telecamere di videosorveglianza del percorso che l'attentatore ha compiuto verso la casa di Musy in via Barbaroux fino ad arrivare a ricostruirne le misure fisiche: l'indagato è stato filmato a sua volta, e i tecnici hanno stabilito che la sua corporatura è compatibile dal 90 al 99% con quella dell'attentatore.
Per i consulenti, inoltre, l'attentatore e Furchì - su cui a partire dalla scorsa estate si sono concentrate le indagini - presentano le stesse peculiarità di postura, che derivano da malformazioni fisiche definite dagli inquirenti "non comuni". 

Caselli: indagine mastodontica - "E' stata un'indagine definibile, senza esagerazione, mastodontica, gigantesca, un setacciamento quantitativamente incredibile di tutta una serie di figure gravitanti nell'orbita di Alberto Musy", ha spiegato ai giornalisti il procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli. "Il fermo disposto dal pm è quindi una prospettiva - ha
specificato Caselli - che offriamo da parte dell'accusa, per la quale deve essere atteso il vaglio e la verifica del gip di Torino".

L'attentato a Musy - Alberto Musy, avvocato, esponente dell'Udc, venne gravemente ferito il 21 marzo dell'anno scorso con sei colpi di pistola calibro 38. Uno sconosciuto, ripreso dalle telecamere, con un casco integrale bianco da motociclista sul capo e un soprabito scuro, si presentò al portone della palazzina di via Barbaroux, nel cuore vecchio di Torino, dove abitava Musy con la moglie Angelica Corporandi d'Auvare e le quattro figlie. Lo sconosciuto, appostatosi nel cortile, quando vide Musi rientrare dopo che aveva accompagnato le bambine a scuola, si avvicinò e scambiò con l’esponente Udc poche battute. Poi sparò. Non lo colpì subito, ma dopo un inseguimento nel cortile della palazzina. Prima di entrare in coma, l'avvocato fece in tempo a dire a un vicino di casa: "E’ stato un uomo di 40 anni...". Musy è ancora adesso ricoverato in una casa di cura riabilitativa, ma non ha più ripreso conoscenza.

Leggi tutto