Monte dei Paschi, la procura: "Situazione esplosiva"

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Continuano le indagini dei pm sulla passata gestione dell'istituto senese. Sentito per sei ore il superteste Valentino Fanti segretario del Cda. Nel mirino la cosiddetta "banda del 5%". Un ex azionista racconta di minacce. Rassegna stampa

Non si ferma l'inchiesta della Procura di Siena sui conti di Mps. Un'inchiesta definita dal procuratore capo della città toscana Tito Salerno "esplosiva" e nella quale ci si concentrerebbe ora su un gruppo ristretto di dirigenti, gia ribattezzati "la banda del 5%" per via della percentuale che, indebitamente, avrebbero percepito su ogni operazione. A raccontare i dettagli sulla gestione di Rocca Salimbeni è stato martedì Valentino Fanti, segretario del Cda del Monte e capo della segreteria di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, lo stesso ruolo che ricopriva quando Giuseppe Mussari era presidente. Fanti è stato ascoltato per ben sei ore e, stando alle indiscrezioni riportate dal Corriere della Sera, avrebbe confermato che "molte operazioni sono state effettuate senza informare gli azionisti". Inoltre avrebbe "ribadito la determinazione dei vertici di Mps a presentare a Bankitalia una situazione molto diversa da quella reale".

I documenti di Bankitalia
- Sempre il Corriere della Sera ricostruisce i documenti di Bankitalia che dimostrerebbero l'attività di vigilanza di Palazzo Koch sulla gestione di Monte dei Paschi. Secondo la documentazione realizzata dall'istituto diretto da Ignazio Visco già dal 2008 Bankitalia aveva iniziato a metter nel mirino le operazioni dell'istituto senese, non sentendosi soddisfatta della documentazione presentata in occasione dell'acquisizione di Antonveneta. Secondo il quotidiano milanese nel maggio del 2010 poi "gli ispettori di Bankitalia vanno a Siena per una prima verifica: emerge una fotte incidenza di derivati su Btp a lungo termine che determinano tensioni sulla liquidità". A ottobre 2010 Palazzo Koch intensifica i controlli su Rocca Salimbeni e nel settembre 2011 parte una seconda ispezione che "conferma la carenza organizzativa e l'inadeguatezza del managament." Finché a novembre 2011 il "Direttorio convoca a Roma i massimi responsabili di Mps e della Fondazione e chiede loro di farsi da parte. Lascia il direttore generale Antonio Vigni al quale viene riconosciuto un bonus di 4 milioni di euro che Bankitalia considera ingiustificati."

L'allarme dei sindaci della fondazione - Sempre il Corriere della Sera in un retroscena racconta come anche i sindaci del consiglio di amministrazione della fondazione Monte dei Paschi avessero lanciato l'allarme sui conti della banca. "Troppo rischioso concentrare il patrimonio (fino a quasi il 90%) su Mps, per di più indebitandosi per 600 milioni con un contratto che non prevedeva coperture contro un calo del titolo". Ma "del parere negativo dei sindaci il consiglio non tenne conto". Colpa, secondo quanto riportato dal quotidiano milanese, delle indicazioni della politica senese di non scendere mai sotto il 51% nella proprietà della banca.

L'ex azionista denuncia minacce
- Repubblica invece riporta la testimonianza di "Norberto Sestigiani, ex funzionario e azionista del Monte dei Paschi, le cui denunce inviate alla Consob ed alla Banca d'Italia rappresentarono il primo campanello d'allarme sulla gestione dell'acquisizione di Antonveneta da parte dell'istituto senese." Secondo quanto riporta il quotidiano, l'ex azionista sarebbe stato anche minacciato in seguito alle sue denunce. "Quando ho denunciato le anomalie sull'acquisto dell'Antonveneta, il presidente Mussari rispondeva ma non dava spiegazioni" racconta Sestigiani a Repubblica. "Durante l'assemblea disse che tra i partecipanti c'erano dei 'corvi', cioè io e pochi altri che chiedevano parole chiare sull'acquisizione" continua. "Mi dicevano di lasciar perdere ed una volta il presidente dei collegio sindacale Di Tanno (anche lui indagato, ndr) mi scrisse una lettera dicendomi: ' stia attento a quello che dice, lei si assume le responsabilità di quello che dice'".

Giornali di centrodestra all'attacco - Critiche alla gestione della banca arrivano dai quotidiani vicino al centrodestra. Sul Giornale, nel suo fondo Alessandro Sallusti "da oggi la finanza legata alla sinistra ha un nome: quelli del 5%, che è il valore delle tangenti che i signori trattenevano per sé. La presunta superiorità morale ed etica di quel mondo sta crollando sotto i colpi di un'inchiesta". Il quotidiano racconta poi della rabbia degli azionisti, che si sono visti crollare i valori della loro partecipazione alla banca. "Nel 2006 un'azione Mps valeva 4 euro, oggi 0,26 centesimi" scrive il quotidiano di Via Negri. E così sono in molti a pensare "a una class action, a cui stanno lavorando insieme alle associazioni di consumatori".

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