Monte dei Paschi, l'inchiesta si allarga

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I pm indagano sui troppi soldi spesi per l'acquisto di Antonveneta. Dal computer di Giuseppe Mussari sarebbero state cancellate le email della trattativa con Santander. Corriere pubblica i verbali del Cda. Da Bankitalia intanto arriva l'ok ai Monti Bond

Nuovi filoni dell'inchiesta sull'acquisizione di Banca Antonveneta da parte del Monte dei Paschi sarebbero già all'attenzione dei pm della procura di Siena che dal 9 maggio scorso, giorno del blitz della Guardia di finanza a Rocca Salimbeni, non hanno mai smesso di analizzare gli scatoloni di carte sequestrate. Secondo quanto si è appreso, gli inquirenti avrebbero chiesto anche la registrazione integrale dell'assemblea straordinaria della banca svoltasi venerdì. Materiale dal quale gli stessi inquirenti vogliono verificare se possano emergere nuovi spunti d'indagine, magari dall'intervento di qualche socio: sul palco, nelle 7 ore di assemblea, se ne sono alternati 40.

Da Bankitalia ok ai Monti bond - Bankitalia intanto ha dato il proprio via libera ai Monti bond. E così dopo il 'placet' arrivato venerdì dall'assemblea degli azionisti all'aumento di capitale a servizio dei 3,9 miliardi di aiuti di Stato, necessari a tamponare l'emorragia-derivati, la banca senese si è di fatto immessa nella carreggiata del risanamento. Adesso quindi, Via Nazionale dovrà inoltrare al ministero dell'Economia il proprio parere sull'adeguatezza patrimoniale attuale e prospettica della banca. Questo passaggio sarebbe previsto già per domenica. In questo modo Via XX settembre potrà completare l'iter previsto dalla legge e permettere al Monte l'emissione dei bond. Il passaggio successivo spetterà poi al consiglio d'amministrazione della banca che dovrà varare l'operazione.

Le indagini continuano
- Alle carte già in mano agli uomini della valutaria intanto, si sarebbero aggiunte quelle arrivate da Milano, dove la procura aveva aperto un'inchiesta sui derivati, ed in particolare sull'operazione Alexandria (quella sottoscritta dall'ex presidente Giuseppe Mussari con la banca giapponese Nomura), trasferita poi per competenza proprio nella città del Palio. E altre persone potrebbero essere già stati iscritte nel registro degli indagati, oltre alle 5 già note per Antonveneta: l'ex dg Antonio Vigni, i tre ex componenti del collegio sindacale del Monte, e Mussari (quest'ultimo mai confermato ufficialmente ma neppure mai smentito). Sotto la lente di ingrandimento dei pm Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso ci sarebbero i premi di produzione assegnati ad alcuni ex manager della banca.

La rassegna stampa:



Le email cancellate - Il quotidiano Repubblica intanto pubblica alcune dettagli sull'interrogatorio a cui venne sottoposto Giuseppe Mussari lo scorso giugno, quando i pm senesi gli chiesero delucidazioni sui bonifici, per un totale di 2,6 miliardi fatti su conti a Londra durante l'acquisizione di Antonveneta dal gruppo spagnolo Santander. Secondo gli inquirenti, infatti, quei soldi dirottati su conti inglese potrebbero essere serviti in realtà a pagare tangenti. Perché dunque questi soldi "seguono un percorso obliquo? Nell'interrogatorio del giugno scorso, gli investigatori fanno questa domanda a Mussari e l'ex presidente della banca senese si esibisce in una serie di risposte del tipo non so, non ricordo". Da qui la decisione della procura di sequestrare il computer del banchiere per cercare tracce di quella operazione. Ma "gli inquirenti scoprono che sono state cancellate tutte le email inviate e ricevute nel periodo compreso tra giugno e ottobre del 2007, periodo coincidente con la trattativa per l'acquisto della Antonveneta". Inoltre, prosegue il quotidiano romano, gli inquirenti si imbattono "in un forte afflusso di capitali scudati da Londra. E a questo punto i sospetti si infittiscono ancora di più"

I verbali del Cda - Il Corriere della Sera va invece a spulciare i verbali dei consigli di amministrazione dell'istituto senese da settembre a dicembre 2011, durante i quali, sostiene il quotidiano milanese, si inizia ad comprendere nel board che c'è qualcosa che non va. "Quanti Btp abbiamo in portafoglio?" chiede infatti durante un incontro Francesco Caltagirone, vicepresidente della banca e azionista con il 4%. " Di lì a poco tempo - scrive il Corriere - Caltagirone venderà tutte le azioni e lascerà il board. Il capo del risk management Giovanni Conti, con accanto il direttore finanza Gianluca Baldassarri, spiega che reperire la liquidità diventa sempre più difficile, anche per la «necessità di integrazioni di collaterale in relazione ai pronti contro termine effettuati dalla banca, che hanno come sottostante titoli governativi italiani». Insomma, si annaspava."

Altri pagamenti cash
- Diverso invece il taglio di Libero , quotidiano vicino al centrodestra, che titola "Vogliono nascondere la tangente di Mps". Secondo il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, "prima del voto i pm non faranno scoppiare la bomba che terrorizza il Pd". Il Giornale , quotidiano della famiglia Berlusconi, cita un "alto dirigente del Monte dei Paschi, che sotto anonimato rivela altri pagamenti cash miliardari".

Profumo: "Vorrei un nuovo socio, anche straniero" - Sul Sole 24 ore invece parla il presidente del Monte dei Paschi, Alessandro Profumo, che si augura di avere "un socio finanziario di lungo termine. La nazionalità non è importante. L'importante è che creda nel progetto". Profumo prosegue spiegando che oggi la governance della banca è cambiata e "siamo completamente autonomi dai partiti". "Sono stati rivisti - spiega - i poteri per tutta l'area finanza" e "contratti come Santorini e Alexandria non potrebbero piu' essere autorizzati senza il via libera del board che io presiedo". I Monti bond saranno emessi "entro il mese di febbraio" ma, assicura, "non siamo in presenza di una nazionalizzazione" perché "non è previsto alcun diritto di governance". E le due manovre di capitale da 4,5 miliardi e da 2 miliardi, autorizzate dall'ultimo Cda, precisa "servono esclusivamente a tutelare in via teorica lo Stato che vogliamo assolutamente rimborsare per cassa nel giro di cinque anni con il reddito generato dalla banca". L'obiettivo, ribadisce, è "quello di tornare a fare utili già nell'esercizio in corso". Intanto, quando si procederà al primo aumento di capitale da un miliardo, autorizzato a ottobre scorso, il "passo preventivo", spiega, sarà quello di "togliere il vincolo" del tetto statutario del 4% al diritto di voto.

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