Ilva, a Taranto tensione alle stelle

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Vertice di emergenza a Palazzo Chigi. Secondo il sottosegretario Catricalà martedì il governo potrebbe trovare una soluzione. Prosegue intanto la protesta degli operai negli impianti che chiedono la nazionalizzaione degli impianti

Impianti che funzionano a singhiozzo con rischi per la sicurezza, cancelli d'ingresso presidiati dai lavoratori, scioperi ad oltranza proclamati da alcune sigle sindacali e Prefettura allertata per la tensione che sta arrivando alle stelle, tanto da ipotizzare la precettazione di gruppi di maestranze: Taranto, per la vicenda Ilva, sta assumendo sempre piu' i connotati di una polveriera sociale che può esplodere da un momento all'altro. L'obiettivo del governo è tentare ora di disinnescare il pericolo. In un vertice convocato a Palazzo Chigi, cui hanno partecipato l'azienda e le parti sociali, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, a quanto si apprende, avrebbbe profilato la possibilità dell'imminente risoluzione del problema nel corso di un  importante appuntamento di governo, previsto per martedì.

Vendola: "Ci sono 12mila stipendi da pagare"
- "Ho detto a Monti - ha dichiarato ai cronisti Nichi Vendola prima del vertic - che c'era la necessità di fare il punto perché non credo che si debba aspettare che scoppi l'incendio per chiamare i pompieri. Ci sono 12 mila stipendi da pagare e non ci sono i soldi". Vendola ha definito poi "indispensabile" che la Corte Costituzionale valuti quanto prima l'ammissibilità del ricorso presentato dalla Procura della Repubblica che solleva il conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato sulla legge 231 del dicembre 2012. L'udienza è stata gia' fissata per il 13 febbraio.

Lavoratori dell'Ilva: "Nazionalizzare la fabbrica" - I lavoratori Ilva intanto, che sono in  assemblea permanente autoconvocata da giovedì nella sala del consiglio di fabbrica dell'Ilva, chiedono, in un documento discusso e poi approvato all'unanimità, che l'azienda sia "espropriata e nazionalizzata  immediatamente". Occorre, inoltre, "tramite la nazionalizzazione  adoperarsi per il fermo e il ripristino degli impianti maggiormente  inquinanti". Infine chiedono di "garantire i posti di lavoro a tutti i dipendenti Ilva e a quelli dell'indotto".  Il documento è stato diffuso in serata dal 'Comitato cittadini  e lavoratori liberi e pensanti'. "Il decreto legge 207 del 3 dicembre 2012 - aggiungono i lavoratori dell'assemblea permanente - impegna il  Governo e lo Stato a farsi carico delle responsabilità e delle  garanzie in caso di inadempienze o violazioni della legge stessa".

La cronaca della giornata di protesta
- La giornata convulsa è iniziata di buon'ora con i presidi dinanzi ai cancelli dello stabilimento, in particolare all'ingresso della portineria C dalla quale accedono le merci, mentre un gruppo di operai ha trascorso la notte nella sede del consiglio di fabbrica. Lo sciopero ad oltranza proclamato sin dalle 14 di ieri dalla Fim Cisl ha cominciato a provocare le prime ripercussioni: fermi gli approvvigionamenti delle Acciaierie 1 e 2 e dell'Altoforno 5; alla stessa sorte è destinato, per 48 ore, l'Altoforno 4. E alla linea dura dei 'cislini' si è aggiunta poche ore dopo l'Unione sindacale di Base (Usb), chiedendo, tra l'altro, una legge speciale per Taranto e i suoi lavoratori. Situazione diventata incandescente che ha costretto all'ora di pranzo il Prefetto, Claudio Sammartino, a convocare d'urgenza una riunione del Comitato provinciale per la sicurezza e l'ordine pubblico, allargata a sindacati e vertici Ilva. Si è deciso un monitoraggio costante della situazione degli impianti, ma la prosecuzione degli scioperi potrebbe creare problemi di copertura delle 'comandate', cioè dei gruppi di lavoratori addetti alla sicurezza degli impianti stessi. Linea dura della Fim non condivisa da Fiom e Uilm, che hanno ribadito l'importanza dell'incontro con Ferrante del prossimo 22 gennaio e dell'arrivo a Taranto, il giorno dopo, del ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, insieme al Garante per l'attuazione dell'Aia e al Commissario per la bonifica dell'area ionica. Lo stesso Clini, in una riunione del Consiglio dei ministri, ha confermato "l'impegno per la piena attuazione della legge 231 del 24 dicembre per accelerare il risanamento ambientale" dell'Ilva.

Camusso: "Ilva troppo importante" - A scendere in campo sulla vicenda Ilva sono stati, a questo punto, anche i leader dei sindacati. "Vorremmo dire al governo - ha dichiarato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso - preparate la linea di uscita perché, se l'azienda non rispetta i suoi impegni, noi riproporremo il tema che l'impianto di Taranto è troppo importante per poter semplicemente lasciare ad una famiglia la decisione sulla siderurgia italiana". Anche per Luigi Angeletti (Uil) "la situazione dell'Ilva sta precipitando" e "allo stato, le probabilità di una catastrofe occupazionale ed economica stanno crescendo".

Ad aprile referendum a Taranto sulla fabbrica - Resta da capire se la gente di Taranto accetterà che nel suo futuro ci sia ancora l'Ilva. Una prima indicazione si potrà avere fra tre mesi perché il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, dopo aver ricevuto il parere del Comitato dei garanti, ha fissato per il 14 aprile prossimo il referendum consultivo sulla chiusura totale o parziale dell'Ilva, proposto nel 2007 dal Comitato 'Taranto Futura' e già oggetto di ricorso in sede di giustizia amministrativa. Si moltiplicano, intanto, le iniziative giudiziarie contro l'Ilva per i danni alla salute causati dall'inquinamento. Gli eredi di un ex operaio dell'Ilva e di un vivaista che lavorava nei pressi dei nastri trasportatori del siderurgico hanno depositato alla Procura di Taranto una istanza con la quale si chiede il sequestro conservativo delle quote societarie (10,62% del capitale sociale) detenute dal gruppo Riva con la società Riva Fire nell'Alitalia.

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