'Ndrangheta al Nord, la Cassazione annulla 110 condanne

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Nulla la sentenza del processo milanese Infinito a causa di un vizio di forma nel deposito delle motivazioni. I presunti affiliati alle cosche restano in carcere. Tocca alla Corte d'appello valutare gli effetti sul processo di secondo grado

La Cassazione ha annullato senza rinvio per un vizio di forma nel deposito delle motivazioni la sentenza di condanna per 110 presunti affiliati alla 'ndrangheta. Il deposito delle motivazioni da parte del gup di Milano Roberto Arnaldi davanti al quale si celebrò il processo 'Infinito' avvenne in due momenti diversi. Gli imputati condannati restano per ora in carcere.

Vizio di forma - Il 'doppio' deposito avvenne a causa di un guasto della stampante che il primo giugno scorso si 'mangiò' 120 pagine su 900 al momento del deposito. Quando il gup se ne accorse, qualche giorno dopo, il 4 giugno, adottò un provvedimento d'integrazione che dava atto dell'incidente tecnico e allegava le pagine mancanti. Un provvedimento, questo, definito "abnorme" dalla Cassazione che l'ha annullato per vizio di forma. Ora sarà la corte d'appello, che si ritrova una sentenza 'monca' in parte delle motivazioni, a dover valutare gli effetti della pronuncia della Cassazione.
In particolare, mancano le motivazioni relative ad alcune "ndrine locali' e al trattamento sanzionatorio per parte degli imputati.

I condannati restano in carcere - Intanto, i 110 imputati condannati nel maxi-processo 'Infinito' restano in carcere. I termini di custodia scadono ad aprile.

Il maxiprocesso 'Infinito' - Nel novembre del 2011, 110 presunti affiliati alla 'ndrangheta - arrestati nella maxi-operazione 'Infinito' contro le cosche infiltrate in Lombardia del luglio del 2010, coordinata dalla Dda di Milano - sono stati condannati a pene fino a 16 anni di reclusione e nei mesi scorsi è iniziato il processo di secondo grado.

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