Sequestro Calevo, ricercate altre due persone

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Dopo l'arresto di quattro uomini, gli inquirenti avrebbero identificato due albanesi che avrebbero portato a termine il rapimento. Ritrovate delle armi vicino allo sgabuzzino dove è stato tenuto in ostaggio l'imprenditore

La notte del 16 dicembre scorso nella villa dell'imprenditore spezzino Andrea Calevo a Lerici entrarono in tre per portare a termine prima di tutto la rapina e poi il sequestro dell'imprenditore. I tre erano albanesi: uno è già stato arrestato, insieme a Pierluigi Destri e ad altri due componenti della banda (tra questi un altro albanese che non avrebbe però partecipato materialmente al sequestro) mentre gli altri due, probabilmente già identificati, sono ricercati.
Ora è caccia all'uomo. Carabinieri e polizia, che fin dal primo giorno hanno unito le forze per ritrovare il giovane imprenditore e assicurare alla giustizia chi aveva ideato e operato il sequestro, stanno lavorando notte e giorno per mettere la parola fine a questa storia e avere tutte le possibili risposte alle mille domande che intrecciano ancora la trama del sequestro.

Ritrovate due armi - Gli investigatori cercano due albanesi che - a quanto risulta - hanno fisicamente partecipato al sequestro nella notte di Lerici. Risposte verranno anche dalle due armi trovate in una nicchia realizzata nello scantinato della villa di Destri, a qualche metro dallo sgabuzzino-prigione dove, per 15 giorni, è stato recluso Andrea Calevo: una pistola e un fucile sono stati trovati dalle forze dell'ordine durante la perquisizione seguita alla liberazione dell'ostaggio.
Una Glock giocattolo modificata per sparare proiettili veri e una doppietta da caccia calibro 12 con le canne segate.
Armi che sono state inviate al Racis dei carabinieri di Parma per le analisi di rito, con la speranza che sul calcio di quella pistola ci sia rimasta un'impronta.

Convalidati gli arresti - Intanto, a La Spezia, sono stati convalidati gli arresti. Resta in carcere Pierluigi Destri, 70 anni, il piccolo imprenditore edile con molti pregiudizi di polizia considerato l'ideatore del sequestro, nella cui villetta di via del Corso a Sarzana è stato trovato Calevo.
Restano in carcere anche suo nipote Davide Bandoni, uno degli operai di Destri, Fabjon Vila, e Simon Halilaj, entrambi albanesi.
Tutti e quattro sono stati sottoposti a interrogatorio di convalida del fermo e tre di loro - Destri, Bandoni e Vila - si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Halilaj invece ha parlato, confermando le dichiarazioni spontanee fatte alla polizia e ai carabinieri che l'hanno sentito in questura a La Spezia subito dopo il fermo di polizia giudiziaria avvenuto il 31 dicembre, contestualmente alla liberazione dell'ostaggio. Il giudice delle indagini preliminari di La Spezia Marta Perazzo ha convalidato in serata l'arresto dei quattro e ha disposto la custodia cautelare in carcere "per la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza" e per il pericolo di fuga, oltre alla possibilità che avrebbero, se rilasciati, di inquinare le prove. Subito dopo il giudice si è dichiarato incompetente e ha disposto la trasmissione degli atti al tribunale distrettuale di Genova.
Qui il gip distrettuale avrà 20 giorni per confermare le decisioni della collega spezzina. Dalle parole di Simon Halilaj, dalle risultanze delle indagini e dalle armi trovare in casa di Destri, emerge un quadro che potrà dare impulso alle indagini delle forze dell'ordine. Impulso che porterà definitivamente a chiudere la rete sui due albanesi che hanno materialmente partecipato al sequestro.

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