Calevo: "Non conoscevo i rapitori". Fermato un quarto uomo

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E’ un giovane albanese di 23 anni accusato di essere un complice del gruppo che il 16 dicembre ha sequestrato l’imprenditore nella sua villa di Lerici. Uno di loro intanto avrebbe iniziato a collaborare. Gli investigatori: coinvolte almeno 7 persone

Un quarto uomo di nazionalità albanese è stato arrestato nell'ambito del blitz che ha portato alla liberazione di Andrea Calevo, l’imprenditore 31enne sequestrato il 16 dicembre nella sua villa di Lerici e liberato il 31 dicembre dopo un’operazione congiunta di carabinieri e polizia.
Si chiama Simon Alilai e ha 23 anni. L’uomo è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria dai carabinieri del Ros come sospettato di essere il quarto componente della banda che ha sequestrato Calevo. Alilai era già stato perquisito dopo il blitz di Ros e Sco che ha portato alla liberazione dell'imprenditore.

Almeno sette le persone coinvolte nel sequestro - Intanto, mentre Andrea Calevo torna a parlare ("Ritornare a casa è stata un'emozione incredibile, non conoscevo i rapitori, domani torno a lavorare" ha detto a SkyTG24), sono almeno sette le persone che potrebbero avere avuto un ruolo attivo nel sequestro, mentre sono una ventina le persone, a vario titolo, sulle quale gli investigatori stanno svolgendo accertamenti. Il dato, confermato da fonti confidenziali vicine agli inquirenti, è contenuto nella prima informativa depositata in procura dopo i primi arresti e la liberazione dell'ostaggio. Tra gli arrestati, uno di loro avrebbe già ammesso le proprie responsabilità, fornendo agli uomini del Ros e dello Sco indicazioni sullo schema organizzativo della banda che ha messo in atto il sequestro. Dei nominativi indicati dagli inquirenti, non tutti sarebbero allo stato indagati, ma  interrogatori e accertamenti potrebbero in breve portare all'iscrizione dei loro nomi sul registro degli indagati come concorrenti e fiancheggiatori nel sequestro di persona.

Una telecamera aveva ripreso l'auto dei sequestratori - Ed emergono anche nuovi dettagli sul blitz che ha portato alla liberazione dell'imprenditore. Una telecamera di sorveglianza ha ripreso la macchina di Andrea Calevo la notte del rapimento e un furgone bianco che li seguiva. A causa del buio gli inquirenti non sono riusciti a leggere la targa ma dopo un lungo lavoro hanno intercettato il furgone e sono così arrivati al capobanda che al momento dell'arresto era in compagnia di una donna albanese di 20 anni risultata estranea ai fatti.

La trappola degli investigatori - Prima di effettuare il blitz che ha portato alla liberazione di Andrea Calevo, polizia e carabinieri hanno teso una trappola ai sequestratori per farli uscire e non mettere così in pericolo la vita dell'ostaggio. Gli investigatori hanno provveduto a “isolare” i telefoni cellulari di Davide Bondani e di Fabijan Vila così che non potessero parlarsi o avvertire Pierluigi Destri, che stava per essere catturato in centro a Sarzana. Poi, quando sono usciti per strada, i due sono stati catturati. Dopodiché gli investigatori sono entrati nella villetta di via del Campo preceduti da un gruppo di uomini armati e hanno cominciato a cercare Andrea, trovato in un locale di un metro e mezzo per due ricavato nella stanza seminterrata della villetta.

La gioia dei parenti di Andrea - Intanto si respira aria di festa e di ritrovata serenità a casa Calevo. "Abbiamo passato un Capodanno bellissimo, in famiglia", ha detto la fidanzata di Andrea. La mamma del giovane 31enne ha invece raccontato a SkyTG24 i momenti in cui ha potuto finalmente riabbracciare suo figlio, spiegando: “Sono sempre stata ottimista, sapevo che sarebbe tornato a casa”.

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