Lerici, fiaccole contro Don Corsi e in difesa delle donne

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Ancora condanne contro il prete che ha affisso un volantino in cui si "giustificava" il femminicidio. Tensione nel paese in provincia di La Spezia: un gruppo di manifestanti è entrato in chiesa interrompendo una funzione religiosa

Ci sono 1500 persone e centinaia e centinaia di fiaccole sulla spiaggia di San Terenzo a Lerici, proprio davanti alla chiesa, per protestare contro il volantino con cui don Piero Corsi, il parroco, "giustificava" il femminicidio. E' la condanna del mondo civile, chiamato a raccolta dal movimento "Se non ora quando". E non ci sono solo donne. La condanna della Chiesa era già arrivata, con il vescovo della Spezia, Luigi Palletti, che aveva imposto al sacerdote il riposo, in attesa forse di una decisione più netta, e soprattutto con le parole del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova, arrivate nella mattinata di venerdì 28: "Questa è una vicenda grave e triste". Una frase tagliente a cui il cardinale aveva aggiunto: "Il vescovo della Spezia è stato puntualissimo, rigoroso e chiaro la posizione non può essere che questa".

In Paese intanto una manifestazione, alla quale hanno preso parte anche esponenti della politica, dei sindacati e dell'associazionismo spezzino, ha rischiato di trasformarsi in rissa quando un gruppo di manifestanti è entrato dentro la chiesa, fermando la funzione religiosa. Ne è nata una violenta discussione, sfociata in qualche spintone tra manifestanti e fedeli, ma l'intervento dei carabinieri ha convinto chi protestava a lasciare la chiesa.

A don Corsi non resta che la difesa del cuore, quello della mamma: "E' un bravo ragazzo, ha un carattere un po' focoso, ma poi quel testo non l'ha scritto lui". Per il prete esorcista, che in passato era già stato criticato per delle affermazioni sull'Islam, solo condanne. La notte scorsa un blitz di un gruppo di cittadini lericini che aveva affisso alla bacheca della chiesa di San Terenzo un volantino con l'eloquente scritta "Dei nostri corpi decidiamo noi". Poi gli attacchi della regista Francesca Archibugi ("Quel prete va isolato"), poi la fiaccolata a cui ha aderito anche GiULia, la rete delle giornaliste unite, libere, autonome. Sulla spiaggia si sono susseguiti gli interventi e le letture dei messaggi arrivati da tutta Italia, come quelli della segretaria nazionale della Cgil Susanna Camusso ("La nostra dignità è fatta di libertà di scelta, d'integrità, di cittadinanza, per questo non colpevoli ma offese, non provocatrici ma persone libere") e di Serena Dandini. Poi la lettura, toccante, dei nomi delle 122 donne che dall'inizio dell'anno sono state uccise dagli uomini.

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