Sisma L'Aquila, una condanna per il crollo del Convitto

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Quattro anni di reclusione al preside del'istituto, assoluzione per l'altro imputato: questa la la sentenza del processo per l'edificio che franò dopo il terremoto dell'aprile 2009, causando la morte di tre minorenni

Quattro anni di reclusione al preside del Convitto nazionale, Livio Bearzi, assoluzione per l'altro imputato, il dirigente provinciale Paolo Mazzotta.
Questa la sentenza pronunciata alle 22 di giovedì 27 dicembre dal giudice Giuseppe Grieco nell'ambito del processo per il crollo del Convitto de L'Aquila nella notte del terremoto del 6 aprile 2009 e in cui persero la vita tre minorenni.
Al momento del pronunciamento del giudice l'imputato assolto (Mazzotta) è scoppiato in lacrime abbracciando il padre Antonio, avvocato che lo ha difeso nel corso del procedimento.

L'accusa aveva chiesto 4 anni per entrambi - I pm Fabio Picuti e Roberta D'Avolio avevano chiesto la condanna a quattro anni di reclusione per entrambi gli imputati.
Il giudice ha condannato Bearzi anche all'interdizione per cinque anni dai pubblici uffici oltre al pagamento delle parti civili disponendo una provvisionale di 200 mila euro. Il preside e il dirigente della Provincia (ente che gestisce alcune strutture scolastiche) erano imputati di omicidio colposo e lesioni colpose.
Il preside non avrebbe mai sottoposto la vecchia struttura ai restauri. Inoltre non sarebbe mai stato redatto un piano per la sicurezza. A Mazzotta erano mosse contestazioni simili. Tra le accuse al preside la mancata evacuazione dell'edificio realizzato oltre un secolo fa.
Con la sua sentenza, il giudice ha concesso una 'provvisionale' di 200 mila euro all'unica parte civile costituitasi nel processo: la famiglia di Luigi Cellini, una delle vittime.

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