Video shock online, in appello assolti dirigenti di Google

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Il tribunale di Milano ribalta la sentenza di primo grado che aveva condannato a sei mesi i dirigenti del motore di ricerca per un video pubblicato online su un atto di bullismo contro un ragazzo disabile

La Corte di Appello di Milano ha assolto tre fra dirigenti ed ex dirigenti di Google, condannati in primo grado a sei mesi di reclusione per violazione della privacy per la pubblicazione su una piattaforma gestita dall'azienda di Mountain View di un video in cui si vede un minore, affetto da autismo, insultato e umiliato dai compagni di classe. La Procura generale, al termine della requisitoria l'11 dicembre scorso, aveva invece chiesto la conferma delle condanne inflitte dal Tribunale di Milano il 10 febbraio 2010.

Critiche da tutto il mondo
- La sentenza di primo grado emessa nel febbraio 2010 aveva fatto il giro del mondo perché si trattava del primo processo a livello internazionale per pubblicazione di contenuti sul web che vedeva tra gli imputati dei responsabili di un provider di internet. Le condanne erano state criticate dall'ambasciata Usa a Roma e anche dalla stampa statunitense perché ritenute una sorta di censura alla libertà sul web.

"Molto felici per la sentenza" - "Siamo molto felici che la decisione di primo grado non sia stata confermata - ha detto dopo la lettura della sentenza la Policy manager di Google Giorgia Abeltino - E che la Corte d'Appello abbia riconosciuto l'innocenza dei nostri colleghi". "Anche in questo frangente, il nostro pensiero va al ragazzo e alla sua famiglia che in questi anni hanno dovuto sopportare momenti difficili", ha concluso. Al responsabile progetto Google Video per l'Europa Arvind Desikan, già prosciolto in primo grado, oggi si sono quindi aggiunti David Drummond (ex presidente del cda e legale di Google Italy), George Reyes (ex membro del cda di Google Italy, ora in pensione) e Peter Fleischer (responsabile policy sulla privacy per l'Europa di Google).  "Assoluta soddisfazione, ma  nessuna sorpresa: onestamente la condanna si basava sul nulla" ha spiegato Giulia Bongiorno, una dei legali del processo Google: la sentenza è "una giusta conseguenza. I  controlli ci sono, ma non competono a Google".

Video caricato nel 2006
- Le indagini che avevano condotto al processo erano scattate con la denuncia presentata dal padre del ragazzo disabile e dall'associazione Vividown. Il video, girato con un videofonino tra la fine di maggio e l'inizio di giugno del 2006 da quattro studenti minorenni di un istituto torinese, era stato caricato su Google Video - piattaforma di hosting per la condivisione video - nel settembre 2006, ed era rimasto online fino al novembre seguente, data della denuncia dell'associazione.

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