Intercettazione Unipol, il pm chiede un anno per Berlusconi

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L’ex premier è imputato per rivelazione di segreto d'ufficio nel processo con al centro la telefonata tra Fassino e Consorte. Il sindaco di Torino avanza la richiesta di 1 milione di euro di risarcimento. "Ghedini: "Si tenta di influenzare voto"

Il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli ha chiesto la condanna a un anno di reclusione per Silvio Berlusconi imputato per rivelazione di segreto d'ufficio nel processo con al centro l'intercettazione tra Piero Fassino, allora leader dei Ds, e Giovanni Consorte sul caso della tentata scalata di Unipol alla Bnl.
Chiesti invece tre anni e tre mesi per il fratello Paolo. Per il pm, inoltre, l'editore del Giornale sarebbe colpevole per i reati di ricettazione e rivelazione di segreto d'ufficio, mentre ha chiesto l'assoluzione dall'accusa di millantato credito. Piero Fassino, attraverso il suo legale, l'avvocato Carlo Federico Grosso, ha chiesto un milione di euro di risarcimento ai fratelli Silvio e Paolo Berlusconi.

Fassino chiede 1 milione di euro di risarcimento - Chiedendo la condanna al risarcimento il legale ha parlato di un danno "enorme" per Fassino, ora sindaco di Torino, dal punto di vista "morale, politico ed esistenziale".
L'avvocato Grosso ha sottolineato nel suo intervento, davanti ai giudici della quarta sezione penale, che l"'operazione" della pubblicazione su Il Giornale dell'ormai famosa telefonata "abbiamo una banca?" è stata realizzata con "l'avallo dell'allora presidente del Consiglio" Silvio Berlusconi, che "in quel periodo era già praticamente sconfitto" in vista delle elezioni politiche del 2006. Quella telefonata, invece, secondo Grosso, è stata "strumentalizzata" attraverso una "campagna" su Il Giornale per "colpire il segretario del partito dei Ds e il partito stesso". Dopo quella "campagna", e dato che il suo contenuto è stato poi ripreso dagli altri giornali (il legale ha depositato ai giudici una rassegna stampa), c'è stato un "grosso danno politico e personale per Fassino, che era segretario del partito e poi ha dovuto subire un declino a livello nazionale".

L'intercettazione pubblicata su Il Giornale - L'inchiesta è nata in seguito alla pubblicazione de il Giornale il 31 dicembre 2005 di una intercettazione telefonica tra Piero Fassino e Giovanni Consorte (contenente la famosa frase dell'allora segretario Ds "abbiamo una banca"). La conversazione venne diffusa quando non era ancora agli atti dell'inchiesta sulla tentata scalata.

Il nastro ascoltato ad Arcore
- Secondo l'accusa, il 'nastro' venne estratto dai pc della procura di Milano quando non era stato depositato agli atti ed esisteva solo come file audio dall'imprenditore Roberto Raffaelli, titolare della Rcs, società che si occupava di apparecchiature per intercettazioni.  Sempre secondo le indagini, l'audio venne fatto ascoltare  all'allora premier Silvio Berlusconi ad Arcore il 24 dicembre 2005, alla presenza di Paolo Berlusconi, di Raffaelli e dell'imprenditore Fabrizio Favata che faceva da tramite. Il contenuto dell'intercettazione venne poi pubblicato il 31 dicembre 2005 su 'Il Giornale' di cui Paolo Berlusconi è editore. Sempre secondo il procuratore aggiunto di Milano, Silvio Berlusconi sarebbe stato ricattato dall'imprenditore Fabrizio Favata in relazione alla vicenda del passaggio di mano dell'intercettazione Fassino-Consorte, ma malgrado fosse "presidente del Consiglio" non ha presentato alcuna denuncia "per quasi tre anni".

Ghedini: "Si cerca di incidere sul risultato elettorale" - Secondo l'avvocato di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, da parte del tribunale di Milano e dei pm, nei confronti di Silvio Berlusconi, sono stati messi in atto tutta una serie di "accadimenti" che "sembrano davvero al di fuori dall'ordinario e sono comunque destinati ad incidere pesantemente sul risultato elettorale".

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