Sequestro Calevo, la famiglia: "Diteci che sta bene"

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La Dda di Genova che coordina le indagini sul rapimento dell’imprenditore di Lerici (La Spezia): "Abbiamo avuto un contatto evanescente". Non c’è nessuna richiesta di riscatto. Le ricerche sono state estese anche all’estero

Un "contatto evanescente" si è avuto tra i sequestratori di Andrea Calevo, l'imprenditore di Lerici (La Spezia) rapito nella sua villa da tre o quattro uomini armati la notte tra il 16 e il 17 dicembre, e qualcuno dei suoi parenti o conoscenti. La notizia proviene dalla Dda di Genova che sta coordinando le indagini sulla vicenda. Non è stata avanzata una richiesta di riscatto. Le indagini, condotte da carabinieri e polizia, sono state estese ad alcune aree estere. "Stiamo mettendo insieme alcuni tasselli e controllando varie ipotesi" hanno dichiarato gli inquirenti. Intanto la famiglia dell'imprenditore fa sapere di non avere notizie: "Non abbiamo avuto contatto alcuno con i rapitori o con qualunque altra persona coinvolta nel sequestro. Per noi è della massima importanza avere informazioni al più presto sul suo stato di salute".

Dai controlli risulta che i conti del gruppo Calevo, storica azienda operante nel settore edile, non sono gravati da debiti e non presentano altre anomalie, anche se gli affari non sono floridi come in passato. Tra le ipotesi ora considerate, anche quella che il gruppo, di tre o quattro persone - il numero non è stato ancora accertato perché la madre del sequestrato, per ora unica testimone, del rapimento ha fornito versioni differenti - che ha prelevato Andrea Calevo nella sua villa, abbia ceduto l'ostaggio a un altro gruppo.

Intanto, il parroco di Romito Magra, don Paolo Vegini, si è offerto in ostaggio al posto di Andrea Calevo. L'annuncio è stato fatto dal sacerdote davanti alla villa del rapito. “Non uno scambio di persone ma un segno dell’amore di Dio nei loro confronti che possa farli rinsavire” ha spiegato a SkyTG24. A Romito Magra, nel comune di Arcola, Calevo ha una delle sue attività.

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