Scandalo rimborsi in Lombardia, indaga la Corte dei Conti

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Dopo l’inchiesta penale, che ha fatto scattare l’avviso di garanzia per 40 consiglieri regionali, arriva anche l’accertamento fiscale. Sotto accusa le spese tra il 2008 e il 2012, forse 1,3 milioni di euro. In settimana gli interrogatori degli indagati

Anche la Corte dei Conti accende i riflettori sulla Regione Lombardia. Dopo lo scandalo che ha portato 40 consiglieri sotto inchiesta con l’accusa di peculato (GALLERY), il procuratore Antonio Caruso e il sostituto Adriano Gribaudo hanno aperto un fascicolo ipotizzando un danno erariale non solo a carico degli indagati penalmente, ma anche dei funzionari del Pirellone che hanno partecipato all'iter amministrativo dell'erogazione dei fondi.
Si tratta nello specifico di rimborsi che tra il 2008 e il 2012, hanno superato 1,3 milioni di euro.
L'indagine punta dritto sul comportamento dei singoli consiglieri, in base a quell'articolo 18 del regolamento che stabilisce che le spese devono rispondere ad effettive esigenze istituzionali fatte in occasione di rapporti di carattere ufficiale fuori della ordinaria attività del consiglio e, soprattutto devono essere prive di intenti e di connotazione di mera liberalità non giustificata.

Al via gli interrogatori degli indagati
- Inizieranno invece la settimana prossima gli interrogatori in cui verranno sentiti i 40 consiglieri regionali indagati nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Milano che ha accertato l'inserimento di "spese estranee all'espletamento del mandato" da parte di eletti nelle file di Pdl e Lega. In particolare, saranno 22 i consiglieri a cui è stato notificato un avviso di garanzia con l'invito a comparire nei prossimi giorni davanti al procuratore aggiunto Alfredo Robledo e ai pm Paolo Filippini e Antonio D'Alessio. Le spese oggetto dell'indagine vanno da una colazione con cappuccino e brioche, alla cena a base di ostriche, alla grappa “dopo pasto”, passando per le spese quotidiane (pane e carne) e quelle extra come i fuochi d'artificio, i lecca lecca e il gratta e vinci. 

Le spese di Nicole Minetti e degli altri - Fra gli indagati c'è anche la consigliera regionale Nicole Minetti (convocata il 19 dicembre) alla quale vengono contestate spese “dubbie” nell'ordine di 27 mila euro in tre anni. Scorrendo l'elenco analitico di ricevute e scontrini agli atti dell'inchiesta, la “lista della spesa” dell'ex igienista dentale appare una delle più sobrie, nonostante gli 832 euro all'Hotel Principe di Savoia, i 400 euro di una cena da Giannino, tradizionale ritrovo glamour milanese, e diversi pasti in ristoranti giapponesi. Più “suggestivo” che dispendioso, vista l'accusa di induzione alla prostituzione nel processo Ruby, l'acquisto a sedici euro del saggio “Mignottocrazia”, a firma di Paolo Guzzanti. Molto più bizzarre appaiono le spese del consigliere leghista Cesare Bossetti che nel 2011 ha comprato 15mila euro di pasticcini e quelle del leghista Alessandro Marelli il quale, a dispetto degli slogan lumbard, comprava fuochi pirotecnici dai cinesi e amava pasteggiare in ristoranti come “O Vesuvio”.  Videogiochi, bibite e sigarette erano invece nel “carrello” di Renzo Bossi.

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