Lombardia, scandalo rimborsi: 40 consiglieri indagati

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Coinvolti il capogruppo della Lega e quello del Pdl Valentini, che a SkyTG24 dice: "Assolutamente nessuna spesa folle". Formigoni: "Da noi non c'è Batman". Tra le spese dubbie munizioni da caccia e gratta e vinci. Tra gli indagati anche Minetti e Bossi jr

Paolo Valentini e Stefano Galli, capigruppo in Regione Lombardia del Pdl e della Lega Nord, sono indagati nell'inchiesta della procura di Milano sul reato di peculato, che vede coinvolti una quarantina di consiglieri lombardi. Gli inquirenti avrebbero accertato, da quanto trapela, un utilizzo illecito dei rimborsi regionali da parte dei gruppi consiliari. Tra gli indagati anche Renzo Bossi e Nicole Minetti (convocata dai pm di Milano il 19 dicembre).

Rimborsi per milioni di euro l'anno - L'indagine, coordinata dal pm Alfredo Robledo, punta sui rendiconti 2008-2010 relativi ai rimborsi garantiti ai gruppi consiliari del Pdl e della Lega. Secondo l'accusa gli indagati avrebbero ottenuto rimborsi per spese dubbie. Da indiscrezioni si tratterebbe di soldi pubblici pari, secondo l'accusa, a milioni di euro ogni anno. A dare il via alla nuova inchiesta giudiziaria le verifiche sul leghista Davide Boni ex presidente del Consiglio regionale, accusato di corruzione e finanziamento illecito e sull'ex assessore del Pdl, Franco Nicoli Cristiani.

Sotto la lente dei pm anche i bilanci degli altri gruppi e della giunta - Nell'ambito dell'inchiesta la Guarda di Finanza di Milano sta inoltre acquisendo in Regione con un decreto di esibizione i documenti relativi alle spese di altri Gruppi consiliari, tra cui Pd, Idv e Sel. La richiesta di acquisizione di documenti riguarda inoltre la giunta e la presidenza della Regione Lombardia. Con attenzione alla documentazione amministrativa e contabile delle diverse Direzioni per "spese aventi ad oggetto attività di comunicazione, rappresentanza collaborazioni/consulenze o comunque dichiarate utili per l'attivita' degli uffici".

Formigoni: "Batman in Lombardia non c'è" - "Batman non c'è in Lombardia" il commento del governatore Roberto Formigoni, con riferimento al soprannome del consigliere laziale Franco Fiorito, finito al centro dello s candalo che ha fatto cadere la giunta Polverini . "Credo proprio - ha aggiunto Formigoni - che i nostri gruppi abbiano rispettato fino in fondo le regole".

Valentini: "Guarda caso notizie escono in campagna elettorale" - " Assolutamente nessuna spesa folle " commenta ai microfoni di SkyTG24 Paolo Valentini del Pdl. "Noi abbiamo delle leggi molto stringenti, quello che è successo in altre regioni da noi non può avvenire, siamo sereni perché ci siamo sempre mossi nell'alveo delle leggi regionali. Se ci sono delle responsabilità personali emergeranno" aggiunge . "Guarda caso - prosegue - queste cose emergono solo per il Pdl e la Lega in campagna elettorale, quando la sinistra teme forse di non avere il risultato che si aspetta. Le notizie sui nostri gruppi stranamente escono prima".

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Tra le spese, munizioni da caccia e degustazioni
La notizia è stata anticipata oggi 14 dicembre da Repubblica e in mattinata sono partite le informazioni di garanzia nei confronti di una ventina di consiglieri. Tra i 22 destinatari degli inviti a comparire (gli indagati sono in totale una quarantina) alcuni consiglieri avrebbero fatto spese illecite per oltre 100mila euro. Tra queste spese anche i 750 euro in munizioni da caccia acquistate da un consigliere leghista. Stando a quanto ricostruito nelle indagini, poi, alcuni consiglieri avrebbero usato i soldi pubblici per prendere ogni mattina cappuccino e brioche al bar. Inoltre, sarebbero stati spesi i soldi dei gruppi consiliari per acquisti di carne in macelleria, per pranzi in ristoranti di lusso milanesi, come 'A Riccione' e 'Berti', ma anche al Mc Donald's. In un caso poi un consigliere avrebbe anche chiesto lo sconto per un pranzo pagato con il prezzo 'Menu' bambini'. E gli investigatori avrebbero accertato anche soldi spesi per cocktail e degustazioni in pub e in altri locali, ma anche per pizze da asporto la domenica e per serate offerte ad amici.

Indagata anche Minetti - Tra i consiglieri indagati anche Renzo Bossi Nicole Minetti che, coi soldi pubblici dei rimborsi ottenuti al Pirellone, ha comprato tra l'altro il libro Mignottocrazia di Paolo Guzzanti, pagato 16 euro. Con i soldi ottenuti attraverso i rimborsi in Regione, poi Nicole Minetti si sarebbe pagata una serata (indicata dai pm come 'consumazione') da 832 euro all'hotel Principe di Savoia a Milano. Nella "lista della spesa", agli atti dell'inchiesta della procura di Milano sui costi della politica al Pirellone, ci sono anche 430 euro spesi al ristorante "Giannino", tradizionale luogo di incontro per i vip del capoluogo lombardo, 750 euro per acquistare un i-pad (uno ce l'ha già in dotazione in quanto consigliera regionale, quindi verosimilmente si tratta di un regalo).

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