Cucchi, i periti: "Stefano morì per malnutrizione"

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La conclusione degli esperti incaricati dalla Corte d’assise di accertare le cause della morte del giovane avvenuto in ospedale dopo l'arresto. "I medici ne determinarono il decesso". E sulle lesioni sul corpo: "Traumi da aggressione o caduta accidentale"

Stefano Cucchi morì per "grave carenza di cibo e liquidi".  I medici del reparto di medicina protetta dell'ospedale Pertini, "non trattando il paziente in maniera adeguata, ne hanno determinato il decesso". Questa la conclusione dei periti incaricati dalla III Corte d'assise di Roma di accertare le cause del decesso del geometra, morto una settimana dopo il suo arresto nel reparto detenuti dell'ospedale Pertini di Roma.
La perizia, redatta dal gruppo di lavoro dell'Istituto Labanof di Milano, è stata depositata il 13 dicembre, una settimana prima della prossima udienza del processo che vede imputati sei medici, tre infermieri e tre agenti della polizia penitenziaria. "In definitiva - si legge nella perizia- la causa della morte, per univoco convergere e dei dati anamnestico-clinici e delle risultanze anatomopatologiche, va identificata in una sindrome da inanizione". “Con il termine di morte per inanizione - scrivono i periti - si indica una sindrome sostenuta da mancanza (o grande carenza) di alimenti e liquidi”.

"I medici ne determinarono il decesso" - Tutti i sanitari della Medicina protetta del Pertini - si legge nella perizia - ebbero una condotta colposa, a titolo sia di imperizia, sia di negligenza, quando non di mancata osservanza di disposizioni comportamentali codificate". "I medici del reparto di medicina protetta dell'ospedale Pertini non si sono mai resi conto di essere (e fin dall'inizio) di fronte a un caso di malnutrizione importante, quindi non si sono curati di monitorare il paziente sotto questo profilo, né hanno chiesto l'intervento di nutrizionisti (o di altri specialisti in materia), e, non trattando il paziente in maniera adeguata, ne hanno determinato il decesso", scrivono i periti.

"Doveva essere trasferito in terapia intensiva" - Stefano Cucchi doveva essere trasferito in terapia intensiva. Lo si legge nella perizia per accertare le cause della sua morte. "Un trasferimento e un trattamento immediato avrebbero probabilmente consentito di recuperare ancora il paziente - scrivono i periti - E'intuibile che se il trasferimento del paziente fosse stato rimandato le di lui possibilità di sopravvivenza si sarebbero proporzionalmente e progressivamente ridotte, fino a raggiungere livelli molto bassi in data 20 ottobre e ad annullarsi in data 21 ottobre".  "L'allarme rosso era in atto con gli esami del 19 ottobre 2009 e da questo momento il Cucchi per avere un trattamento appropriato, doveva essere trasferito in una struttura di terapia intensiva".

"Lesioni da aggressione o da caduta" - Nella conclusione i periti sottolineano anche che “il quadro traumatico osservato si accorda sia con un'aggressione, sia con una caduta accidentale, né vi sono elementi che facciano propendere per l'una piuttosto che per l'altra dinamica lesiva".

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