‘Ndrangheta in Lombardia, 40 condanne e 3 assoluzioni

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La sentenza del processo di primo grado nato dall’indagine “Infinito” sulle infiltrazioni mafiose. La pena più alta, 20 anni di carcere, al presunto boss di Desio. 13 anni all’ex dirigente della Asl di Pavia. Un milione di risarcimento alla Regione

Il tribunale di Milano ha condannato 40 persone nel processo di primo grado con rito ordinario nato dall'indagine 'Infinito' sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia, tre le assoluzioni. Un anno fa circa erano già state comminate 119 condanne in appello in un procedimento con rito abbreviato partito sempre dall'inchiesta Infinito.

Al presunto boss di Desio, Pio Candeloro, è stata data la pena più alta di 20 anni di carcere. E’ stato invece condannato a 18 anni Pino Neri, il "capo dei capi" della 'ndrangheta in Lombardia; il boss Vincenzo Novella a 16 anni. L'ex dirigente della Asl di Pavia Carlo Chiriaco, accusato di aver favorito gli interessi economici della 'ndrangheta con appalti pubblici e iniziative immobiliari e di aver fatto da cerniera tra l'organizzazione criminale e la politica, è stato condannato a 13 anni di carcere. All'imprenditore Ivano Perego sono stati inflitti 12 anni più la pena accessoria della inabilitazione all'esercizio di imprese commerciali per dieci anni.

I giudici dell'ottava sezione penale, che hanno letto il verdetto nell'aula bunker del carcere di San Vittore, hanno stabilito anche che alcuni condannati debbano risarcire con un milione di euro la Regione Lombardia, che si era costituita parte civile. Sono stati previsti risarcimenti anche a favore della provincia di Monza e Brianza, della regione Calabria, dei comuni di Seregno, Desio, Bollate e Pavia.

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