Scazzi, Michele Misseri cambia versione. Ancora una volta

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Davanti ai giudici della Corte d’Assise di Taranto, lo zio di Sarah è tornato ad autoaccusarsi dell’omicidio, scagionando la figlia Sabrina. Dal 6 ottobre del 2010, quando fece ritrovare il corpo della vittima, l’uomo ha raccontato diverse “verità”

Di versioni ne ha fornite più di una indicando vari moventi e accusando prima se stesso e poi sua figlia, ma è dai primi mesi del 2011 che Michele Misseri ripete sempre la stessa cosa: “Sarah l'ho uccisa io da solo, e da solo ho nascosto il cadavere”. Ed è la stessa versione fornita mercoledì 5 dicembre quando, dinanzi ai giudici della Corte d'Assise di Taranto, è stato interrogato come teste dalla difesa di sua figlia Sabrina, la giovane imputata dell'uccisione di Sarah Scazzi (avvenuto ad Avetrana il 26 agosto 2010) in concorso con sua madre Cosima. L'autoaccusa di Michele Misseri ha prodotto la rimessione del mandato del suo difensore, l'avv. Armando Amendolito, il quarto da quando, nell'ottobre 2010, è cominciata la sua vicenda giudiziaria. Anche Michele Misseri infatti è tuttora imputato nel processo, ma solo per sottrazione di cadavere e, mentre sua moglie e sua figlia sono in carcere, lui è in libertà.

Dalla prima confessione del 6 ottobre 2010, la notte in cui fece anche ritrovare il cadavere di Sarah nascosto in un pozzo nelle campagne di Avetrana, zio Michele ha cambiato più volte idea. La notte della confessione Michele disse di avere ucciso Sarah e di avere compiuto abusi sessuali sul suo corpo. Qualche giorno dopo, il 15 ottobre, chiamò in causa sua figlia Sabrina sostenendo che lei aveva trattenuto la ragazza mentre lui la strangolava in garage. Poi, in una ulteriore versione, cristallizzata in un incidente probatorio il 19 novembre 2010, ha attribuito tutta la responsabilità a Sabrina, sostenendo di avere visto Sarah quando era già morta in garage, e di essersi occupato solo di nascondere il corpo. Mai, in tutte le sue versioni, ha chiamato in causa sua moglie Cosima. La versione fornita nell'incidente probatorio è quella attorno a cui ruota l'accusa: Misseri ha indicato come movente la gelosia che Sabrina provava nei confronti della cuginetta Sarah, a causa del loro comune amico Ivano del quale entrambe erano invaghite. A partire dai primi mesi del 2011, zio Michele ha riavvolto il nastro ed è tornato ad addossarsi tutta la responsabilità dell'omicidio (escludendo però il movente sessuale) e accusando il suo primo difensore, l'avv. Daniele Galoppa, e la criminologa nominata da Galoppa come consulente, Roberta Bruzzone, di averlo indotto a accusare sua figlia che invece è innocente.

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