L'Ilva chiude: 5 mila operai a casa, badge disattivati

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A rischio 20mila posti. Lo stop dell'acciaieria costerà 9 miliardi. La rabbia dei lavoratori: "Non usciamo da qui". L'ira di Clini: sforzi vanificati. Monti studia un decreto e convoca le parti sociali. LA RASSEGNA STAMPA

A quattro mesi esatti dal sequestro degli impianti della più grande acciaieria europea, esplode il caso Ilva: l'azienda, dopo l'ennesimo provvedimento giudiziario nei confronti dei vecchi e nuovi vertici e il sequestro di tutti i prodotti "finiti e semilavorati", annuncia la chiusura "immediata e ineluttabile" dello stabilimento. Con la conseguenza che a partire da martedì 27 novembre 5mila operai restano a casa. Il badge per accedere in azienda è già stato disabilitato (FOTO). Intanto, i sindacati di categoria Fim, Fiom e Uilm di Taranto hanno proclamato lo sciopero dei lavoratori di tutto lo stabilimento Ilva a partire dalle ore 7 di oggi con sit in davanti alle portinerie. E contro la decisione dei magistrati si schiera anche il ministro dell'Ambiente Corrado Clini: "Chi oggi si assume la responsabilità di far chiudere l'Ilva, si assume anche la responsabilità di un rischio ambientale che potrebbe durare anni" (VIDEO). Il ministro, a proposito del piano di risanamento dell'area attraverso l'autorizzazione Aia (Autorizzazione integrata ambientale) bonifica della zona parla anche di "sforzi vanificati". Un "dramma" scrivono i quotidiani in edicola, che dedicano ampie pagine alla chiusura dell'impianto siderurgico.

La rabbia degli operai - "Monti intervenga e tuteli occupazione e salute pubblica". Questa, come riporta l'Unità, la richiesta dei sindacati che rappresentano gli operai dell'Ilva. "Purtroppo - dice il segretario generale Uil, Luigi Angeletti - la catastrofe è arrivata. E, ancora una volta a pagare saranno gli operai. Subito dopo pagheranno i cittadini di Taranto, perché nessuno più risanerà l'ambiente". Solo a Taranto, continua il quotidiano fondato da Gramsci "sono a rischio migliaia di posti di lavoro (12mila dipendenti diretti e altrettanti dell'indotto) e per la città è un'apocalisse sul piano occupazionale. Ma l'inquinamento dell'Ilva, secondo le perizie dei magistrati, provoca malattie e morte".

Effetto domino, a rischio 20mila posti - Parla di effetto domino il Corriere della Sera, "a rischio ventimila posti". Oltre ai 12 mila dipendenti diretti "ce ne sono tra i 5 e i 7 mila che vivono dei servizi che ruotano intorno al megastabilimento, il più grande d'Europa, e i clienti, che vanno dal distretto metalmeccanico di Brescia, all'industria degli elettrodomestici, dai cantieri navali al settore dell'auto, dall'edilizia al comparto energia".

Una fermata da 9 miliardi - Il Sole 24Ore, intanto, prova a fare i conti per capire l'impatto economico che la chiusura dello stabilimento siderurgico potrebbe avere sull'indotto del paese. "Il polo di Taranto ha una capacità produttiva di circa 10 milioni di tonnellate l'anno, pari ad oltre il 40% della produzione nazionale di acciaio. La chiusura dello stabilimento pugliese può mettere in ginocchio la produzione manifatturiera italiana. La fermata del siderurgico produrrebbe un costo complessivo di circa 9miliardi di euro, tra costi di sostituzione della bilancia commerciale, extra costi di approvvigionamento per la collettività". L'impatto negativo della chiusura dello stabilimento di Taranto "vale il 7/8% del pil della Puglia" spiega ancora il quotidiano di Confindustria.

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