Taranto: l'Ilva chiude, presidio dei lavoratori in fabbrica

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La decisione dell'azienda dopo il sequestro della produzione e gli arresti disposti dal gip. A rischio 5mila posti. Il governo convoca le parti per il 29. Clini: "Effetti sociali devastanti". Confindustria: per la collettività danno da un miliardo l'anno

Nel giorno in cui la procura di Taranto ha decretato l'arresto dell'amministratore delegato e di altre sei persone, l'Ilva annuncia la chiusura dello stabilimento della città pugliese. A rischio è il posto di lavoro di almeno 5mila operai. Immediata la reazione dei sindacati, che hanno proclamato lo sciopero per domani 27 novembre. Il governo, da parte sua, ha convocato le parti sociali, insieme alle istituzioni locali, per giovedì 29 novembre alle ore 15.
Intanto, anche il governatore pugliese Nichi Vendola, che non è indagato, risponde alle accuse nei suoi confronti che emergono dall'inchiesta, secondo cui avrebbe esercitato pressioni sulla Agenzia regionale per l'ambiente (Arpa) in difesa dell'Ilva: "Il direttore dell'Arpa Giorgio Assennato - dice Vendola - può raccontare se ha mai subito o pressioni o tirate d'orecchie da parte mia. Le mie pressioni sono andate sempre nella direzione di essere inflessibili in termini di ambientalizzazione".

Le motivazioni dell'azienda
- Per quanto riguarda la decisione di chiudere l'azienda, in una nota l'Ilva sostiene che il sequestro della produzione disposto dalla magistratura "comporterà in modo immediato e ineluttabile l'impossibilità di commercializzare i prodotti e, per conseguenza, la cessazione di ogni attività nonché la chiusura dello stabilimento di Taranto e di tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività, dalle forniture dello stabilimento di Taranto". La misura è scattata già dal primo turno della sera di lunedì 26 con le ferie forzate per i dipendenti dell'area "a freddo".

Clini: "Chi chiude si assume responsabilità rischio ambientale"
- Duro il commento del ministro dell'ambiente Corrado Clini, secondo cui "chi oggi si assume la responsabilità di chiudere l'Ilva a fronte dell'autorizzazione integrata ambientale che abbiamo rilasciato si assume la responsabilità di un rischio ambientale che potrebbe durare anni e potrebbe non essere risanabile nel breve periodo". "Stiamo facendo accertamenti - ha aggiunto il ministro - vogliamo sapere se in queste condizioni nuove è possibile per l'Ilva realizzare gli interventi e gli investimenti necessari per rispettare l'Aia o no. In caso di no dobbiamo prendere provvedimenti per far rispettare la legge".  In precedenza Clini aveva criticato anche la procura, le cui decisioni sono in conflitto il risanamento" che sta procedendo attraverso l'Aia.

I sindacati proclamano lo sciopero - In risposta alla decisione dell'Ilva, i sindacati di categoria Fim, Fiom e Uilm di Taranto hanno proclamato lo sciopero dei lavoratori di tutto lo stabilimento Ilva a partire dalle ore 7 di domani 27 novembre con sit in davanti alle portinerie. Lo sciopero inizierà alle 7 e durerà almeno per 24 ore. "Questo atteggiamento ricattatorio 'andate a casa' non esiste. Hanno subito stamattina i provvedimenti giudiziari e ora scaricano tutto sui lavoratori" ha commentato a caldo segretario della Fiom Cgil di Taranto Donato Stefanelli. I lavoratori, si sono inoltre rifiuti di lasciare la sede come ordinato dell'azienda e hanno dato vita a un'assemblea in uno degli ingressi dellon stabilimento. (FOTO)

Confindustria: "Dalla chiusura impatto gravissimo"
- "La chiusura dell'Ilva sarebbe un evento gravissimo per tutto il sistema industriale italiano, conseguente ad un vero e proprio accanimento giudiziario nei confronti dell'azienda" è invece il commento di Confindustria. La chiusura dell'azienda, secondo gli industriali, "avrà un costo per la collettività, tra cig e oneri sociali, pari a quasi un miliardo di euro l'anno". Mentre la perdita di potere di acquisto sul territorio di Taranto e provincia "è stimabile in circa 250 milioni l'anno".

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