Sallusti, chiesti i domiciliari. Stop al ddl diffamazione

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Il direttore del Giornale era stato condannato a 14 mesi lo scorso settembre. Il procuratore capo di Milano: "Esecuzione delle pena presso il domicilio in virtù dello svuota-carceri". Intanto il Senato boccia la legge nata dal suo caso

Il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, ha ricevuto l'ordine di arresto ai domiciliari dopo la condanna a 14 mesi per diffamazione che gli è stata comminata a settembre, ordine sul quale si dovrà ora esprimere il magistrato di sorveglianza. A renderlo noto è stato lo stesso Sallusti attraverso Twitter.  Intanto nel pomeriggio 'Aula del Senato ha bocciato 'il cuore' della legge sulla diffamazione nata dal caso Sallusti, con 123 voti contrari, 29 sì e 9 astenuti. Si tratta dell'articolo 1 del provvedimento, quello che contiene il carcere, fino a un anno, per i giornalisti.

Bruti Liberati ricorre allo "Svuota-carceri" - Il procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, spiega in una nota che "è stato notificato al condannato e ai suoi difensori il decreto di sospensione dell'ordine di esecuzione per la carcerazione ricorrendo le condizioni dell'esecuzione presso il domicilio della pena detentiva in base alla legge svuota-carceri". Bruti Liberati precisa comunque che si è provveduto alla "contestuale trasmissione degli atti al magistrato di sorveglianza competente per la decisione".

Decide il magistrato di sorveglianza - Come è stato spiegato, con la contestuale trasmissione degli atti al magistrato di sorveglianza (la decisione sarà presa da un giudice monocratico), entro cinque giorni, anche se il termine non è perentorio ma ordinatorio, si saprà se l'istanza dell'esecuzione della pena presso il domicilio avanzata dalla procura verrà accolta o meno, oppure dichiarata inammissibile.  L'istanza della procura della Repubblica si fonda sul fatto che le pena definitiva per Sallusti è inferiore a 18 mesi, non c'è pericolosità sociale e il domicilio è idoneo. Toccherà dunque al magistrato di sorveglianza decidere se confermare i domiciliari. 

Stop al ddl diffamazione
- Intanto in Senato è stata bocciata l'ultima versione del testo di legge nato in seguito al caso di Sallusti. La nuova legge eliminava il carcere per i direttori, ma manteneve la pena della reclusione per i giornalisti condannati per diffamazione. Il testo è stato fortemente contestato dal sindacato dei giornalisti che aveva indetto per lunedì 26 novembre uno sciopero della categoria, poi rinviato accogliendo l'invito del presidente del Senato, Renato Schifani, che ha sollecitato ad attendere il termine dell'iter parlamentare, almeno a palazzo Madama.

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