Ilva, la procura dice no al dissequestro

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L'azienda siderurgica aveva chiesto la riapertura degli impianti presentando una nuova perizia. Ma secondo i magistrati si tratta di valutazioni "di parte". Ora toccherà al gip Todisco mettere l'ultima parola

La Procura di Taranto ha espresso parere negativo sull'istanza di dissequestro avanzata dall'Ilva per gli impianti dell'area a caldo, sotto sigilli dal 26 luglio scorso. Il parere motivato è stato depositato alla cancelleria del gip Patrizia Todisco, che potrebbe decidere in settimana.

La richiesta dell'Ilva - In precedenza il presidente dell'industria siderurgica Bruno Ferrante e uno degli avvocati dell'azienda, Marco De Luca, avevano chiesto il dissequestro degli impianti affermando che la revoca dei "sigilli" è fondamentale per attuare le prescrizioni impiantistiche e ambientali fissate dall'Aia rilasciata dal ministero dell'Ambiente. L'azienda aveva inoltre sottolineato che il sequestro rende difficile la prosecuzione dell'attività di impresa, determinando a sua volta una condizione di insostenibilità economica per cui il piano dell'Aia - valutato in 3,5 miliardi di euro in tre anni - non può essere attuato, né l'azienda può accedere al credito bancario per finanziarsi essendo appunto sotto sequestro. L'Ilva nella sua richiesta di dissequestro, aveva anche allegato perizie secondo cui il danno ambientale sarebbe stato inferiore da quello inizialmente indicato.

La risposta della procura
- La procura nel dare parere negativo al dissequestro avrebbe però sottolineato che quelle dell'azienda sono comunque consulenze di parte. Di contro, scrivono i magistrati, ci sono quelle chimica e medico-epidemiologica, elaborate da esperti su incarico del gip Todisco nel corso di un incidente probatorio conclusosi il 30 marzo scorso, dalle quali emergono dati profondamente diversi. I magistrati inquirenti rilevano, tra l'altro, che se l'azienda intende eseguire i lavori sugli impianti sequestrati, può chiedere l'autorizzazione ai custodi e non ci sarebbero ostacoli ad ottenerla, sempre che l'utilizzazione degli impianti sia finalizzata solo al loro risanamento e non alla produzione.

La parola passa al gip
- Adesso il gip Todisco, lo stesso che ha firmato il provvedimento di sequestro del 25 luglio, valutera' il parere negativo dei pm e decidera' in merito. Gia' settimane fa l'Ilva si era vista bocciare sia dai pm che dal gip un piano con i primi investimenti ambientali per 400 milioni di euro unitamente alla richiesta di una produzione minima degli impianti.

Vendola possibile commissario straordinario
- Per la nomina del commissario straordinario per l'attuazione del protocollo d'intesa per il risanamento ambientale di Taranto,  il ministro per l'ambiente Corrado Clini ha fatto sapere di orientarsi "verso una figura istituzionale, che dovrebbe essere quella del presidente della Regione Puglia, la quale ha la responsabilità dell'attuazione del piano".  "Rilievo istituzionale" avrà probabilmente, secondo Clini, anche la figura che verrà chiamata a ricoprire "il ruolo di soggetto attuatore".

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