Spinelli: "Nessun riscatto pagato". Nuovi indagati

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Ci sarebbero possibili complici delle sei persone arrestate per il rapimento. Il ragioniere di Berlusconi in una nota: "Il ritardo nel riferire come si erano svolti i fatti è dovuto al timore di ritorsioni"

"Nessuna somma di denaro è stata pagata né vi è stata alcuna trattativa". Lo afferma il ragioniere di Berlusconi Giuseppe Spinelli a proposito del sequestro lampo di cui è stato vittima assieme alla moglie nella notte tra il 15 e il 16 ottobre.
Intanto, secondo quanto riferiscono fonti investigative, ci sarebbero altri indagati. Si tratterebbe di possibili complici dei sei (tre albanesi e tre italiani) arrestati il 19 novembre. Nel corso delle perquisizioni, inoltre, sarebbero state rinvenute pistole giocattolo che potrebbero essere state usate nel rapimento. Al momento, però, non è chiaro quanti e chi siano gli altri indagati. Le fonti precisano inoltre che non è stata trovata alcuna somma di denaro, né riscontri oggettivi sul fatto che possa essere stato pagato un riscatto per il rilascio di Spinelli e la moglie.

Spinelli smentisce il pagamento di un riscatto - "Leggo con stupore ricostruzioni fantasiose della grave e dolorosa vicenda che è accaduta alla mia famiglia e a me - scrive Spinelli in una nota -. Debbo precisare che il mio ritardo nel riferire al Presidente Berlusconi e all'Avvocato Ghedini come si erano svolti effettivamente i fatti è dovuto unicamente al forte timore di gravi ritorsioni nei confronti dei miei familiari". 'La denuncia alla Autorità Giudiziaria è stata fatta immediatamente dopo - prosegue Spinelli -. Debbo inoltre ribadire che nessuna somma di denaro è stata pagata né vi è stata alcuna trattativa".

Ghedini: "Sui giornali ricostruzioni fantasiose" - "Le ricostruzioni ed i commenti apparsi su molti giornali quest'oggi relativamente alla vicenda occorsa al ragionier Spinelli oscillano fra il risibile e l'assurdo. Come risulta dagli atti e come risulterà da qualsiasi ulteriore accertamento, i fatti sono del tutto chiari e lineari" afferma in un comunicato anche l'avvocato Ghedini. "Il ritardo con cui è stata avvisata l'Autorità Giudiziaria - insiste Ghedini - è unicamente riferibile al più che giustificato timore provocato dai sequestratori nel rag. Spinelli, il quale temeva gravi ritorsioni per sé e per la sua famiglia".

La ricostruzione di Ghedini - Ghedini ricostruisce poi i tempi con cui lui e il Cavaliere hanno appreso dalla vicenda. "Partiamo dall'inizio: il ragionier Spinelli è stato sequestrato la notte di lunedì 15 ottobre. Nella prima mattina del martedì verso le 8.30, chiamava al telefono il Presidente Berlusconi" scrive Ghedini. All'ex premier Spinelli avrebbe narrato "non del sequestro in corso ma di essere stato avvicinato da alcune persone inviate da uno studio legale: queste persone volevano fornire del materiale definito risolutivo per la causa CIR-Fininvest e per questo richiedevano 35 milioni di euro. Spinelli forniva una serie di particolari tesi a dare maggiore credibilit' alla documentazione".

Dopo la telefonata di Spinelli, ritenuta da Berlusconi anomala, Ghedini contatta il ragioniere per poi incontrarlo personalmente alle 12. Nell'incontro successivo, alle 12 di martedì, Spinelli, secondo Ghedini, ancora "non fece cenno al sequestro avvenuto, limitandosi a dire che le persone con cui aveva parlato erano state molto insistenti, addirittura pressanti. Aggiunse che, a suo parere, si potevano avere i documenti versando una prima "tranche" di 5 milioni di euro. Pensando che la realtà fosse diversa da quanto raccontava Spinelli, insistei molto a lungo per sapere come fossero andate realmente le cose, ma senza risultato". "Soltanto nella tarda mattinata di mercoledì 17 ottobre, cioè il giorno dopo - continua Ghedini - Spinelli si recava dal Presidente Berlusconi per raccontargli cosa era realmente successo".

A questo punto il Presidente Berlusconi mi avvisava telefonicamente e mi chiedeva
di contattare subito la Procura di Milano". Spinelli però, dice Ghedini "mi pregò di attendere ancora per consentirgli di avvertire la moglie sull'evolversi della situazione. Infatti i coniugi avevano subito pesanti minacce dai sequestratori nel caso in cui avessero narrato i fatti o addirittura avvertito l'Autorità Giudiziaria. Appena rientrato a casa, Spinelli riceveva la telefonata di uno dei sequestratori. Mi avvisò dell'accaduto e gli feci presente che non si poteva tardare nell'avvertire l'Autorità Giudiziaria. Così, finalmente, Spinelli acconsentì a recarsi di fronte all'Autorità Giudiziaria".

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