Sequestro Spinelli, sei arresti e l'ipotesi di un riscatto

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Due degli arrestati per il rapimento-lampo del collaboratore di Berlusconi, intercettati, parlano di come portare 8 milioni in Svizzera, ma per il gip il denaro potrebbe venire anche da altri illeciti. La moglie del ragioniere: "Ho temuto ci uccidessero"

La "cifra in gioco" nel sequestro lampo del ragioniere di Berlusconi Giuseppe Spinelli sarebbe di "otto milioni" di euro, anche se sono gli stessi inquirenti ad essere cauti sull'ipotesi del pagamento di un riscatto.
Il ragioniere collaboratore dell'ex premier è stato vittima di un sequestro per un'intera notte la notte tra il 15 e il 16 ottobre scorso insieme alla moglie all'interno della sua casa. I malviventi (sono sei i fermati dalle forze dell’ordine) volevano usarlo come intermediario per proporre a Berlusconi, in cambio di 35 milioni di euro, un dossier che sarebbe stato in grado di ribaltare la sentenza sul Lodo Mondadori.  Il giorno dopo il sequestro, lo studio Ghedini-Longo ha presentato denuncia alla procura milanese. Sui tempi con cui è stata presentata la denuncia, che non sarebbe stata fatta immediatamente, l'avvocato Ghedini spiega a SkyTG24 che "i tempi sono stati collegati allo stato emotivo della famiglia Spinelli: ci sono stati dei contatti telefonici che si sono formalizzati il giorno dopo, ma le indagini sono partite subito".

L'ipotesi del riscatto - Dall'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip, emerge l'ipotesi del riscatto, anche se lo stesso giudice invita alla cautela. Sono proprio gli arrestati, intercettati, ad alimentare l'ipotesi: prima infatti aprono due cassette di sicurezza in due banche del varesotto, poi parlano di come poter trasportare "8 milioni" contenuti nelle cassette in Svizzera. Quella del riscatto "è una ricostruzione possibile, come è anche possibile che il denaro sia riconducibile ad altri affari illeciti di Francesco Leone che non è nuovo alla commissione di reati come quello per cui si procede". 

8 milioni da portare in Svizzera: l'intercettazione - In particolare, in una conversazione intercettata del 14 novembre Francesco Leone, il presunto capo della banda, e Alessio Maier "discutono - si legge nell'ordinanza - sulle modalità da adottare nella mattinata successiva per prelevare dagli istituti bancari di Buguggiate e di Varese il contenuto delle cassette di sicurezza e metterlo al sicuro presso una banca di Lugano dove hanno in animo di accendere un nuovo conto corrente con annesse cassette di sicurezza con la 'compiacenza' del direttore Casati e l'intermediazione di tale Luca residente in Svizzera amico di Maier".
Inoltre, "al fine di eludere eventuali controlli delle forze di polizia Maier ha pensato di coinvolgere nella vicenda l'amico Papagni Domenico, e di affidargli l'incarico di attirare l'attenzione portando però solo buste vuote oltre confine e fungere quindi da esca".
Nella conversazione intercettata "e' efficacemente riassunto - scrive il gip - il piano da attuare" e nello stralcio riportato nell'ordinanza "pare emergere l'entità della cifra in gioco: otto milioni".

La moglie di Spinelli: "Ho pensato che ci avrebbero ucciso" - Intanto dagli stralci dell’ordinanza emerge anche la testimonianza della moglie di Spinelli. "Vedevo mio marito che perdeva sangue dalla bocca a causa dell'aggressione e i suoi occhiali rotti a terra. In quel momento ho pensato che ci avrebbero ammazzato", racconta la signora Anna Rasconi agli inquirenti.

Le indagini - Il giorno dopo il sequestro, lo studio Ghedini-Longo ha presentato denuncia alla procura milanese. A quel punto è intervenuta Ilda Boccassini, che ha ricostruito la vicenda e fatto scattare le indagini che hanno portato a identificare prima il 'capobanda', Leone, riconosciuto da tracce biologiche rimaste nella casa della vittima e da un paio di scarpe rossonere che indossava al momento del sequestro e che ha nuovamente utilizzato allo stadio durante una partita del Milan, e che hanno portato poi ad individuare gli altri componenti della banda.

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